In questi mesi trascorsi, sempre di più mi rendo conto che questa esperienza è fatta di molte cose: persone, sensazioni, sensibilità, sentimenti, parole, viaggi, sguardi, colori, profumi...
Le mie impressioni sono strettamente relazionate con la prospettiva con la quale sono venuto qui e quindi necessariamente si legano alla esperienza che sto vivendo nei progetti.
Ho sempre creduto che l'importante è fare il viaggio, percorrere il cammino, per apprendere e io qui sto apprendendo molto, sopratutto dai ragazzi e ovviamente dalle persone dei centri dove lavoro.
Ciò che vivo, ciò che osservo, mi stimolano ad approfondire, a riflettere e suscitano molte domande, alle quali non pretendo di trovare una risposta, che però comincia in alcuni casi a districarsi, ad emergere, come una strada quando si dirada la nebbia.
Stimoli, nuove domande, persone con cui condividerle e riflettere, da cui imparare. Solo questi elementi bastano per rendere questi primi mesi d'esperienza come volontario molto positiva.
Sto ricevendo molto e in qualche forma mi piacerebbe condividere e ricambiare quello che quotidianamente ricevo e spero di farlo.
Questa esperienza come ho detto è molte cose, di attimi, che è difficile racchiudere in poche righe, sopratutto quando molte di queste cose sono in corso e invadono la sfera emozionale...
“Il dolce suono della pioggia si mescola, fondendosi come in un atto d'amore con quello del mare, una delicata musica riempie le pareti di legno... e io? Io mi assopisco in un altro mondo, guardando la forza dell'oceano alla luce di una candela.”
E' un esperienza reale.

Un mezzo salto nel buio, ecco cosa era stato. Stavo per finire di studiare e cercavo con urgenza qualcosa da fare, per non rimanere con le mani in mano una volta finita la specialistica. Avevo bisogno di un’esperienza pratica, dopo anni passati sui libri. Mi sono detto “proviamo con lo SVE!”: così mi immergo nello sterminato database della Commissione, comincio a mandare mail a destra e a manca con CV e lettere di motivazione... e dopo qualche settimana ecco un bel colpo di fortuna, perché proprio il giorno prima della discussione della mia tesi mi chiamano da Praga: hanno urgente bisogno di un volontario, il progetto deve partire poche settimane dopo. Un caso esemplare di domanda che incontra l’offerta, insomma! :) Non ci penso due volte, e decido di partire.
Mi trasferisco a Praga senza esserci mai stato prima... ed è una vera sorpresa: io mi aspettavo una Disneyland per turisti e invece mi ritrovo in una città vera, viva, con una ricca scena culturale. Praga è una signora capitale, ma i suoi abitanti sono estremamente rilassati e alla mano. Si mangia bene, la birra è un’istituzione, la città è di una bellezza mozzafiato: arte ovunque, musica ovunque. E, se fai attenzione, con un po’ di allenamento riesci pure ad evitare le orde di turisti (in gran parte italiani)! :)

Un’altra piacevole sorpresa è stata la mia host organization: YEE (Youth and Environment Europe), un’ONG ambientalista. Si tratta di una sorta di federazione di circa 50 ONG che si occupano di giovani ed ambiente in tutta Europa. Questo è uno degli aspetti più interessanti: visto che i problemi ambientali sono globali, il modo più efficace per affrontarli è farlo su scala internazionale; e, visto che ne va del futuro del pianeta, chi meglio dei giovani può occuparsene? Inoltre, YEE negli ultimi anni si è sempre più rivolta ad est: sono tante le organizzazioni membri provenienti dall’Europa orientale, anche fuori dall’UE. È interessante vedere come la cooperazione in campo ambientale possa aiutare il processo di integrazione europea: i ragazzi delle organizzazioni membri hanno la possibilità di viaggiare, incontrare coetanei di altri Paesi e di culture differenti che condividono i loro stessi interessi, scambiare opinioni e condividere esperienze...
Gran parte delle attività ha carattere educativo: organizziamo corsi di formazione, seminari, scambi internazionali; prepariamo due diverse pubblicazioni (una newsletter bimestrale e una rivista); portiamo avanti campagne di sensibilizzazione (su diversi temi ambientali: dalla promozione della sostenibilità ambientale nei festival musicali estivi – molto popolari in Repubblica Ceca – alla condivisione di banche dati con informazioni su imprese “verdi” certificate). Ma non solo: YEE offre anche supporto burocratico ai propri membri, aiutando le organizzazioni che fanno parte del network a preparare progetti, domande di finanziamento, creare collaborazioni e attività comuni con gli altri membri...

Io mi occupo un po’ di tutto, come chiunque nell’ufficio di Praga (in totale 3 impiegati fissi, 2 volontari SVE e Knedlik, un gatto nero di incomparabile pigrizia)... l’ambiente è molto “friendly” e informale, siamo tutti coetanei e il clima amichevole aiuta a sopportare le ore passate al computer cercando di comunicare con l’Armenia o con Malta, o (peggio ancora) con chi deve erogare i finanziamenti per i progetti da Bruxelles. ;)
I membri e le attività dell’organizzazione sono quindi sparpagliati per tutta Europa, dal Portogallo alla Russia, ma l’ufficio centrale si trova qui a Praga, nel bel mezzo del continente. Anche il posto in cui vivo e lavoro è interessante. L’ufficio (così come il mio alloggio) si trova nel centro ecologico di Toulcův Dvůr, sede di diverse ONG ambientali e punto di incontro di giovani e famiglie amanti della natura. Insomma, una sorta di oasi verde in uno dei quartieri periferici di Praga, tra eleganti villette con giardino, vecchi palazzoni comunisti (i cosiddetti “paneláky”)... e un enorme centro commerciale con multiplex e macdonalds.
Amanti della natura che si attivano per promuovere la sostenibilità; paneláky rinnovati e ridipinti con colori sgargianti, alla faccia di chi li aveva progettati tutti grigi; centri commerciali che spuntano come funghi. Potrebbe essere uno schizzo significativo della Repubblica Ceca, un Paese con splendide risorse naturali, che ha attraversato con determinazione la sua fase di transizione post-comunista e che adesso si presenta come una delle realtà più dinamiche ed efficienti d’Europa...
Sono proprio contento di essere capitato qui! (e la birra è così buona, l’ho già detto che la birra è proprio buona?) :)

Mějte se hezký!

Francesco Ballone,
volontario SVE presso Youth and Environment Europe, Repubblica Ceca - 2010

Mi Casa y Mi Familia
Siamo stati fortunati!viviamo in una casa molto bella e grande, con stanze doppie e singole e siamo in dieci volontari (al momento) più il padrone di casa!!!!La convivenza funziona bene senza grandi discussioni e con dei turni per pulire la cucina che funzionano!!!!!!!!incredibile!
Noi, i dieci volontari, siamo distribuiti in diversi progetti. Ognuno ha i suoi orari ma quando è possibile (e abbiamo voglia) riusciamo anche a cenare tutti insieme!Un po' una grande famiglia!Come quando usciamo tutti assieme e siamo un gruppone rumoroso che si muove per la stada!A volte è difficile riuscire a trovare un po' di pace e tranquillità, soprattutto in casa, ma in un modo o nell'altro sempre ci si riesce..magari anche andando fuori città nel fine settimana in due o tre persone, giusto per ossigenare un po' il cervello!E poi puoi sempre andare a passeggiare sulla rambla sul Rio de la Plata: è sempre uno spettacolo. Anche quando è brutto tempo..!

I progetti in cui lavoriamo sono:

Borocoto
Borocoto è un asilo per bambini da uno a tre anni. Sono bambini le cui famiglie presentano spesso problemi economici e non solo: violenza familiare, ragazze madri...e allora ci sono quelli che non mangiano mai, quelli che piangono sempre, quelli che hanno bisogno di contatto fisico e tanto affetto!!!Piccoli anatroccoli insomma.

Casa Joven
Un altro progetto, dovelavoro io, è Casa Joven. E' uno spazio che funziona in rete con assistenti sociali e che accoglie ragazzi dai 12 ai 17 anni in situazione di difficoltà familiare, economica, scolastica e chi piu ne ha piu ne metta. I ragazzi arrivano a Casa Joven dalla mattina, fanno colazione, pranzano e fanno merenda. Questo è molto importante perchè alcuni di loro sono ragazzi che a casa non hanno da mangiare ed è qui che mangiano il loro pasto quotidiano. A volte si tratta di famiglie grandi che vivono in quartieri periferici. A volte sono famiglie che non hanno casa ma vivono in hogares (una sorta di casa famiglia o albergo; possono essere diurni o notturni e spesso le famiglie fanno spola tra l'uno e l'altro). A volte vivono con nonni o con zii. Insomma un po' di tutto. Il centro è aperto dalle 10 alle 16, offre laboratori e attività specifiche ma soprattutto è uno spazio "dove passare il tempo" per uscire dal nucleo familiare e per stare insieme ad altri ragazzi.
Questo è il progetto dove ho lavorato fino ad ora. E' difficle non lo nascondo. Faccio molta fatica a trovare un mio vero "spazio". I ragazzi arrivano quando vogliono (ci sono i turni scolastici e quindi alcuni entrano il pomeriggio alcui vanno la mattina). Non sono molto motivati e quando cerco di capire cosa gli piacerebbe fare mi rispondono sempre "yo que se..." (che ne so...). Teoricamente lo spazio è una gran possibilità...per esempio questa settimana abbiamo fatto le presentazioni dei nostri paesi ed i ragazzi sono stati molto bravi e hanno partecipato ai giochi che abbiamo organizzato per loro. Insomma..bisogna trovare il modo migliore per coinvolgerli!

Ceprodih
Ceprodih è un'organizzazione che lavora con donne vittima di violenza. Hanno diversi progetti tra cui due hogares, laboratori di formazione per produzioni artigianali (vetro, cucito, cucina, legno etc), uno spazio tipo "nido aziendale" dove possono lasciare i loro bimbi finche frequentano il corso o mentre lavorano, l'area di reinserimento lavorativo, un asilo in un quartiere periferico e probabilmente qualcos altro che al momento non mi ricordo!!
Martedì inizierò a lavorare in uno degli hogares. Sarà una bella esperienza!

Guilford
Guilford è una scuola di lingua che offre differenti corsi sia per chi se lo può permettere sia per chi no. Tutti insegnamo anche qui.
Io insegno italiano ad un gruppo di adulti e inglese base ad un gruppo di bambini di 4 anni. Difficile perchè con loro non puoi fare una lezione sul modello classico...è sempre un po' una sfida!!!E sono tanto belli anche se mi fanno tribolare!

Ecco qua...questo è quallo che, agrandi linee, facciamo qua!

Le prime due settimane in questa nuova città, tutta da scoprire e da conoscere, sono passate velocemente. Il primo impatto è stato strano: era un sabato pomeriggio e per la Ciudad Vieja rotolavano balle di fieno, vale a dire che per strada non c'era quasi nessuno e che i negozi erano tutti chiusi. Che strano, mi dico, chissà dove sono finiti i montevideanos. Fortunatamente il giorno successivo, il sole ha deciso di accoglierci a “raggi a aperti” e così abbiamo deciso di fare una passeggiata lungo las ramblas...ed ecco svelata una parte del mistero!I pescatori intenti nella loro attività, coppie e famiglie sedute a riposare, a chiacchierare e a bere mate! E poi una quantità di gente intenta a correre con tanto di musica alle orecchie o a passeggiare con i loro fedeli amici di sempre.
Sole in faccia e gambe in spalla: cosa c'è di meglio da fare se non passeggiare e godersi il sole? o stendersi sull'erba per una meritata siesta domenicale?
In compenso quando passeggi per la ciudad vieja, durante la settimana, il centro si popola di persone e di movimento. E man mano che vivi la città e trovi informazioni, scopri che il lunedì sera al centro cultural de espana il cinema è gratuito e offre una rassegna di cinema spagnolo, scopri che ci sono corsi di tango e di salsa gratuiti, scopri che la domenica ci sono las ferias dove puoi andare a passeggiare e perderti tra cataste di libri o bancarelle di vestiti e se il tempo lo permette e sei fortunato, ti puoi stendere sul prato, fumare una sigaretta e goderti il sole.
E passeggiando, è strano notare come ogni casa è diversa l'una dall'altra, forme e colori, o come dietro grandi edifici trovi una distesa di detriti, come se avessero smantellato un palazzo per poi lasciarne i resti inermi immersi nell'ambiente cittadino. Ed è bello al contempo vedere che la gente è abituata a sedersi sotto casa (sua o di qualcun altro) per condividere un mate e farsi quattro chiacchiere, o accendere il barbacue , la domenica, per cucinare un tipico hasado.
Ma la cosa più bella è affacciarsi al balcone la sera, ascoltare i grilli e sentire che sia avvicina un cavallo che tira un carretto e vedere che giusto giusto si ferma sotto casa per dare l'occasione al suo conducente, di infilarsi dentro il cassonetto a cercare e riclassificare i rifiuti e forse, a volte, anche a recuperare del cibo..e allora ti rimane un altro gusto in bocca, e ti rendi finalmente conto che hai una nuova casa e un nuovo paese che, come sempre, porta in grembo grandi contraddizioni.

Il cielo è di un azzurro intenso, il sole comincia a riscaldare la fresca aria del mattino che mi risveglia dall'intorpidimento del sonno.
Per circa 10 minuti cammino per le strade di Barrio Sur, attraverso viali alberati e strade nude, senza protezione dal sole, che sono costeggiate da case e negozietti, uno diverso dall'altro per colore e stile.
Arrivo finalmente a Casa Joven Bien al Sur. Le sue pareti color rosso terra in parte sono giù illuminate dal sole. Entro. Quasi come un rituale si saluta tutti uno per uno con un bacio sulla guancia, ragazzi e adulti.
Lentamente arrivano tutti i ragazzi che non hanno la scuola al mattino, i primi preparano la colazione per tutti, mentre gli adulti riscaldano l'acqua per il mate.
I ragazzi di casa joven hanno tutti tra i 12 e i 17 anni, vengo da differenti quartieri di Montevideo, Cerro, Pedra Blanca, Ciudad vieja, barrio sur, spesso quartieri umili e difficili. Le storie di questi ragazzi sono umili, difficili e complicate, economicamente, familiarmente, psicologicamente.
A volte non è facile sapere come iniziare un contatto con i ragazzi, come relazionarsi con loro, e in questo è utile l'aiuto e l'esempio di tutta la squadra che lavora in Casa Joven, a iniziare da Ana la coordinatrice, passando per la psicologa, l'assistente sociale, gli educatori e la cuoca.
Casa joven è un centro informale, dove l'unica regola per poter partecipare è quella di frequentare la scuola, per questo mattina e pomeriggio si alternano ragazzi diversi, quelli che hanno la scuola al mattino e quelli al pomeriggio.
Nella casa i ragazzi possono partecipare a diversi laboratori, serigrafia, informatica, diritti umani, scacchi, e stiamo preparando un laboratorio di musica, alcuni facoltativi e alcuni obbligatori.
Nei momenti liberi, i ragazzi giocano a ping pong, a carte o si danno il turno per usare il computer.
Per tutta la mattina Anita prepara il pranzo per tutti i ragazzi, non si dimentica mai di nessuno anche di quelli che sa arriveranno il pomeriggio con un po di ritardo. Così verso le 13.30 più o meno tutti ci sediamo assieme a tavola e mangiamo il delizioso pranzo che ci ha preparato questa fantastica cuoca.
L'esperienza che sto facendo in Casa Joven è quella che speravo di trovare, volevo trovarmi in questo tipo di situazione, e il momenti di apprendimento e gli spunti di riflessione sono molti, sopratutto nei casi in cui il comportamento dei ragazzi esca da quelle che sono le regole che si rispettano nella Casa, che ovviamente sono completamente diverse da quelle che ci sono per strada e gli educatori intervengono, anche se non sempre è facile, parlando con i ragazzi.
Sono veramente contento stare in casa Joven, di integrarmi con i ragazzi e con gli adulti, di aver la possibilità di imparare cose nuove, e di condividere idee e poter dare una mano a questo progetto.

Finalmente sotto i miei piedi il continente latino-americano. Finalmente l'Uruguay. Montevideo.
Montevideo mi ha accolto con una giornata calda.
Il sole riscalda ancora l'aria, anche se i venti cominciano a spazzare il cielo rendendo il tempo instabile, facendo scaricare brevi ma volenti temporali...riempendo le strade con veri e propri rivoli d'acqua, che si dissolvono al sole che in breve tempo riemerge dalle nuvole.
Io vivo in una residenza in stile classico, nel quartiere de la Ciudad vieja. A me piace tantissimo lo stile della residenza e noi volontari sve qui a Montevideo viviamo tutti insieme.
Gli altri volontari sono tutti molto simpatici e il clima nella residenza è rilassato e piacevole.
In totale nella residenza siamo in dodici dalle nazionalità più diverse.
Incomincio a conoscere Montevideo, mi piace curiosare tra le strade della città, tra i quartieri, la rambla sopratutto nelle giornate di sole è una cosa da vivere, sopratutto la domenica quando si riempe di persone e di ragazzi che si riuniscono per bere mate e per approfittare del buon tempo.
Personalmente non avevo un idea chiara di come fosse Montevideo, quindi mi piace lasciarmi sorprendere dai tratti caratteristici di Montevideo e dei Montevideani, i colori della bandiera dell'uruguay quella di Artigas e quella dei trentatre è presente a quasi tutti gli angoli di Avenida 18 de Julio la strada principale della città, lungo la quale si alternano diversi venditori ambulanti, di vestiti, di noccioline e ovviamente di bombilla per il mate.
La domenica è un piacere perdersi tra i colori e i profumi che arrivano dalle bancarelle del mercato all'università, un mercato gigantesco impossibile da vedere tutto in un giorno, dove si può trovare di tutto, miglia di libri, musica, frutta e verdura, vestiti, animali insomma veramente di tutto.
I centri giovanili dove lavoro si trovano in Barrio sur, è un quartiere dove vivono persone di umili condizioni, e forse per questo ha un fascino particolare che personalmente mi attrae, i volti delle persone sono volti reali, e il colore dei muri esterni delle case mescolati al sole vestono il quartiere di un atmosfera particolare...o semplicemente corrisponde all'immagine che nella mia testa ho dell'America latina.
Sto scoprendo lentamente Montevideo per quello che è, con la sua parte più moderna e la sua parte più umile, e man mano la curiosità di scoprire la città e la cultura uruguayana aumenta sempre di più.
La comunicazione con le persone, non è un problema e tutto sembra perfettamente naturale, questo sicuramente è merito anche delle persone dell'associazione che mi hanno fatto sentire come meglio non si poteva.
Io lavoro in due centri giovanili con adolescenti che hanno situazioni spesso complicate e difficili, prima di partire non avevo pensato molto a cosa avrei trovato, non tanto perchè non lo sapessi, più per non rendere la mia idea troppo rigida, poco elastica e il risultato è che sono dove avrei voluto essere facendo quello che avrei voluto fare e aver la possibilità di stare a contatto con questi ragazzi e osservare le persone che lavorano a stretto contatto con loro mi sta facendo riflettere molto e allo stesso tempo mi sta insegnando molto.
E' poco tempo che sono arrivato, però l'impressione è sicuramente positiva.

I arrived to Mexico almost without any knowledge of the language Spanish. On the beginning I was very isolated and dependent. With the time I felt more comfortable with the new language and even if I did not know a lot of word I had the option to describe words in a simple way or to talk a lot with the hands. When I wanted to say something I had to try not just to translate the German sentence that I had in my head but to simplify it and to imitate the structure of the sentences and expressions. Thanks to the EVS project I changed the way listening and talking in a foreign language. It is always necessary to be creative and open-minded in hearing and forming the sentence.
With the time and improvement of my language skills I had the possibility to develop social contacts. I also had a personal development: I learned to go towards to foreign people and get more self-confidence and open-mindness. Especially with the intensive social contacts I get to know the Mexican culture and mentality: cordiality, hospitality, vitality, gladness. I become after that process to get to know another culture more tolerant and more interested than I was before and more proud of my own culture!

I recommend to everyone an EVS. It is a possibility to get to know a small piece of this big world with its diversity of mentality, music, food, landscape, people,… And in the end an EVS is an adventure and a great experience that is going to leave its mark in the future of every volunteer.

Thanks a lot for this unique chance!!

“Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.” (Gramsci)

Eccomi di ritorno..raccogliendo il mio anno in poche righe..
Sono partito il 6 aprile del 2009: destinazione Buenos Aires! La mia esperienza si è svolta all’interno delle organizzazioni che in Argentina difendono il diritto alla casa e contro gli sfratti.
In un anno sono state molteplici le esperienze vissute, gli incontri e (scontri) fatti, le relazioni instaurate, le cose imparate, le scoperte e le avventure intraprese…
..E tutto ciò fa crescere, fortifica e ha segnato una tappa importante nel mio cammino…
Ho cercato subito, dal mio arrivo in Argentina di integrarmi nel contesto di Buenos Aires, nel lavoro con le organizzazioni e con le persone, intessendo relazioni nel lavoro, ma anche fuori dal contesto lavorativo.
Oltre all’esperienza personale, sicuramente importante e formativa, questo anno è stato per me anche un’importante “scuola” pratica in campo sociale e politico, un percorso fatto per e con le organizzazioni, i movimenti, le persone, i militanti che mi hanno accompagnato. Sono grato a tutti loro per tutto quello che ho vissuto e imparato durante questo anno, al loro impegno instancabile e alla loro lotta per e con gli altri, i più deboli e indifesi. Difendere un diritto è un cammino di impegno e di lotta che si porta avanti giorno dopo giorno, contro quello che si ritiene ingiusto nella nostra società. Tutto ciò ha sviluppato in me anche una nuova visione della militanza politica.
Ripenso con piacere a questo anno di vita passato all’estero e lo consiglio a tutti, come esperienza arricchente e costruttiva, ed anche di impegno concreto.

San Paolo è una città crudele ed esagerata, e forse proprio per la sua abbondanza di situazioni critiche e problematiche può essere il posto adatto per una esperienza di volontariato. Di lavoro non ne manca di sicuro. Con i suoi 20 milioni di abitanti divisi da barriere sociali molto pù resistenti di qualsiasi parete. I suoi grattacieli e palazzoni rappresentano adeguatamente il concetto di non-luogo dove l'uomo, nel momento in cui riesce a rallentare e a pensare un momento può finalmente chiedersi: ma cosa sta succendo qui? come è possibile tutto questo?
Conoscevo già il Brasile e conoscevo già San Paolo quindi sapevo a cosa andavo incontro e cosa avrei trovato e le mie aspettative non sono state deluse.
Rimango dell'idea che San Paolo non sia un posto adeguato alla vita, infatti è difficile incontrare nelle sue strade messaggi vitali, positivi che siano diversi da una pubblicità che ci rallegra avvisandoci dell'inizio degli sconti nei negozi.
Nonostante i suoi infiniti svaghi, centri culturali, locali notturni, mescolanze culturali più o meno riuscite l'impressione è che questo non migliorerà neanche un po' la tua qualità di vita e che non sia possibile allontanarsi nemmeno per un momento dall'idea che tutto abbia un prezzo e possa essere comprato. Tutto nella città è consumo, ed anche le persone si misurano in base al loro potere di acquisto, probabilmente anche più che in Europa.
Questo per lo meno nel mondo visibile perchè, al di la delle sue apparenze la città cela anche un universo sommerso quasi da romanzo futuristico in cui le città sono divise in livelli tra loro non comunicanti. Infatti una infinita parte della popolazione vive semplicemente in se stessa, completamente ignorata dall'altra creando un cosmo assolutamente indipendente e al di fuori di qualsiasi legge. E questo va bene purchè non sia visibile, fino a quando qualche articolo di cronaca fa suonare la sveglia del cittadino comune che si ricorda improvvisamente che anche quegli individui che vivono al margine delle strade o sotto un ponte sono o almeno erano anch'essi esseri umani. E' estremamente pesante vedere come una grande parte della popolazione si nutra grazie ai rifiuti dell'altra, come se il consumismo per loro sia la cura e non la malattia. Ancora più doloroso è comprendere che la sensazione di pericolo che aleggia nell'aria al calare della notte è solamente l'altra faccia della medaglia della giustizia. Un mondo di giorno produttivo e controllato, un altro di notte predatorio e completamente al di là di ogni limite.
Per questo il lavoro con CONAM e AIH all'interno delle comunità marginali sotto rischio imminente di sfratto è stato molto interessante e formativo. Esse rappresentano il limbo tra il visibile e l'invisibile, tra il successo e la disfatta sociale dove i concetti di legalità e diritti si disorientano a vicenda contrapponendo un conflitto tra il sociale e il privato, tra lo stato e i cittadini, tra il diritto e l'abuso che dimostrano come tutto ciò che riteniamo fondamentale (stato, giustizia, diritto, dovere) è in realtà una assoluta finzione.
La voglia è quindi quella di rifugiarsi in luoghi lontani isolati e sperduti dove non arrivi l'inquinamento morale e dove sia possibile riscoprire realmente il livello di umanità presente in ciascun essere e che da senso all'esistenza stessa. Questo è il Brasile che conosco e mi piace, terapeutico per chi sospetta dell'esistenza di un trucco, di un inganno ma che ancora non riesce a vederlo.
San Paolo non è il Brasile ma solo il figlio ingordo e deforme del progresso necessario con la modernità capitalista che fa del successo economico la sua legittimizzazione morale.

São Paulo, la ciudad brasileira de las oportunidades, me recibió con un día soleado. De repente, me vi sumergida en una cultura e idioma diferentes donde el proceso de adaptación resultó mucho más fácil de lo imaginado. Me vi rodeada de gente que me ofreció su ayuda, y sobre todo su amistad, a cada paso que daba. Ese calor humano es y será siempre mi mejor recuerdo.
Vivir una experiencia de este tipo a 20.000 km de casa fue, sin duda, la mejor decisión que he tomado. Lo principal, desde mi punto de vista, es desmitificar las ideas preconcebidas; irte de voluntariado significa abrir tu mente a todo lo nuevo, no juzgar actitudes que no son como las tuyas,… En definitiva aprovechar la oportunidad única que se te brinda en todos los aspectos.
Mi realidad y mi forma de ver el mundo han cambiado totalmente y todo gracias al SVE y a las asociaciones con las que he podido llevar a cabo mi proyecto: Paideia (España), Inco (Italia) y la AIH.
El programa *Cero Desalojos* de la Alianza Internacional de los Habitantes ha hecho posible que pudiese conocer la realidad del pueblo de São Paulo que vive en las favelas.
Las visitas a las comunidades, lo mejor del proyecto, pero duras, muy duras; están patentes las desigualdades tan grandes que existen en el país, la injusticia de los desalojos sin proporcionar vivienda a esas personas,…
Conviví con el pueblo brasileiro en sus luchas sociales y políticas, pudiendo participar en actos, marchas, congresos, seminarios, reuniones del movimiento de juventudes…. Esta participación social del pueblo en general, y de la juventud en particular, es una de las cosas que más me ha llamado la atención y la que más me ha sorprendido. Ver a gente luchar por sus ideales desde tan joven es algo que desde España nunca había vivido.
Además del trabajo, que mi destino fuese Brasil me proporcionó muchos amigos, una familia, mucho sol y playa, fiestas, los mejores carnavales del mundo, la posibilidad de viajar, tanto dentro como fuera del país, todo ello bañado en caipirinha y, mucha pero que mucha, samba.