"Ricordo i mesi precedenti alla partenza. Ero carico di curiosità,di incertezze,di entusiasmo,di sogni. Confidavo molto in questa esperienza,mi aspettavo il massimo tanto che ricordo,non ero assolutamente spaventato,da nulla,ero solo e soltanto estremamente felice di partire. Poi il 24 gennaio 2006,alle 14.15 di un pomeriggio soleggiato,sono partito. Il progetto a cui ero stato assegnato era al St. David Hospital, nel centro della città. La mia funzione era quella di assistere gli anziani di un reparto dell’ospedale, organizzando attività di gruppo di qualsiasi genere, intrattenendoli. E mi piaceva molto. All’inizio ricordo non fu tanto difficile iniziare il lavoro, quanto piuttosto ricordare tutti i nomi di quei simpatici vecchietti, che per sei mesi circa sarebbero stati i miei “colleghi”. Fortunatamente non ero solo, ma con me lavorava un’altra ragazza anche lei italiana,che lavorava la da ormai quattro mesi e che quindi per certi punti di vista fu molto di aiuto,per altri,come la lingua,un po’ meno dato che la maggior parte del tempo si parlava italiano. Le attività che svolgevamo erano molto divertenti ed interessante era vedere come ai nostri “colleghi” piaceva collaborare. A volta si cucinava tutti insieme, altre si giocava a palla, altre si facevano attività di bricolage, anche se il karaoke è stata sempre l’attività più gettonata, visto il successo che ogni volta riscuoteva, il tutto sempre supervisionato dallo staff di tre o quattro infermieri che lavoravano in quel reparto e che sinceramente,poco si curavano di noi.
L’importante era sapere che comunque quello che organizzavamo piaceva. Intanto la situazione in “casa” migliorava rapidamente. Con il primo gruppo di volontari vissi circa due mesi, ma furono intensissimi e divertenti, ogni volta qualcosa di diverso da fare, si era formato un bel gruppo,incapace di annoiarsi. Le giornate piovose e soprattutto ventose passavano con piacere e onestamente raramente ho sentito nostalgia. Poi,il 25 marzo alcuni del gruppo ci dovettero lasciare, dato che avevano finito il loro progetto. Quello si, fu uno dei momenti forse più difficili. Sembrava di dover rincominciare tutto dall’inizio, tristi, per le partenze, incuriositi, per gli arrivi. Infatti altri volontari arrivarono. All’inizio con questo nuovo gruppo fu difficile ingranare, sembravamo tutti poco interessati a creare un altro possibile bel gruppo. Invece, con il tempo e con la primavera e l’estate sorprendevolmente calde, le cose cambiarono. In meglio. A lavorare con me venne una ragazza norvegese e fu soddisfacente all’inizio dover spiegare come funzionasse il lavoro, prendere le redini della situazione.

Maennchen

A me è quasi sempre piaciuto. Dico quasi perché è impossibile pensare di avere per sei mesi consecutivi, ogni giorno, qualcosa in mente da dover far fare. Ma allo stesso tempo ricordavo sempre le parole di Andy, poche ma giuste, che per i pazienti con cui avremmo lavorato bastava anche la sola nostra presenza,una persona cioè con cui instaurare un dialogo. Ed era verissimo.

Durante questi mesi inoltre ho avuto molte possibilità di viaggiare, il che non penso sia un particolare da tralasciare,dato che comunque lo SVE serve anche a conoscere una cultura diversa dalla propria,e quale miglior occasione per farlo se non viaggiando?Credo anche che le amicizie maturino di più quando si viaggia insieme,si ha la possibilità di conoscerci meglio,e per me fu così.

La cosa che più colpisce,la più divertente,la più affascinante rimane comunque il vivere con altre otto,nove persone provenienti da paesi opposti o completamente diversi dal proprio. Vedere come un semplice gesto che per me sembrava innocuo e quotidiano, per altre persone risulti strano, magari osceno o sapere che è esattamente lo stesso, dall’altra parte d’Europa; entravo in cucina e sentivo sapori,vedevo cibi diversi in tutto ed era sempre un piacere provarne il gusto,come fosse qualcosa di speciale,di unico, di originale, come era un piacere tutte le volte che si stava insieme per cena magari, e una o due persone cucinavano per tutti. E così tanti altri aspetti di una piccola Europa racchiusa in una casa,che incuriosiscono e che ovviamente ti aprono gli occhi su realtà sconosciute o mal interpretate;capire com’è stupido affrettarsi a dare giudizi senza averne la certezza diretta,conoscere meglio la propria di cultura, apprezzandone di più tutte quelle cose che fino ad ora credevo normali,spontanee,e che in una situazione così polivalente ed equa,emergono più facilmente. Momenti duri è ovvio che ce ne sono stati, ma ho avuto sempre la prontezza e la buona volontà per superarli,convincendomi di quanto in fondo fosse normale averne e ripetendomi che quello che stavo facendo era ciò che volevo, da tanto.

Lo SVE è stata un’esperienza sicuramente entusiasmante e preziosa,sia per il lavoro svolto, che è ciò per cui sarà sempre motivo di orgoglio, sia per tutto ciò che ha significato. Un’occasione unica che ti sbatte in faccia una realtà sconosciuta,a volte dura ma che proprio per questo, ti allena ad essere indipendente,a maturare,ad essere aperto,a conoscerti per aspetti che credevi ignoti; è stata un’occasione per guardarmi intorno,per capire il valore di quello che ho sempre avuto; un motivo per conoscere persone che sembrava già conoscessi e che mi auguro,rimarranno nel tempo. Ed è ciò per cui sarà sempre un bellissimo ricordo nel mio cuore."

BERARDI FRANCESCO
volontario a lungo termine SVE presso il "St. David Hospital" Cardiff, Galles

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