We found a way to grew inside thanks to the Youth Exchange.
Nous avons trouvé une manière de grandir intérieurement grace au Youth Exchange.
The French team.

Raising awarness towards the topic of migration through dancing and group activities was a moving and significant experience.
German team.

A volte è bello fermarsi, staccare la spina, prendersi il tempo di cercare nuovi punti di vista...La diversità è una grande risorsa che ci arricchisce e che ci fa crescere ogni volta che siamo pronti ad accoglierla.
Italian team.

The experience was enriching and surprising!

Cyprus Team

Hola a tod@s!
Sono Roberta, in questi ultimi giorni ho terminato il mio progetto, un progetto di un anno presso la Fondazione Adcor, in Galizia,Spagna, dove ho lavorato in diversi centri con persone anziane e persone con disabilità fisica e/o psichica.
Questo anno mi è letteralmente volato, forse perché il tempo vola quando si sta bene... quando qualcosa “te encanta”.
È difficile riassumere in poche parole tutto quello che ho fatto e appreso, i luoghi che ho visto..le persone che ho conosciuto ed incontrato. In un progetto come questo ogni passo è un processo di apprendimento, personale e professionale.
Mi sembra ieri quando ho avuto il mio primo incontro con Luigi nella sede di Molfetta, quando sono arrivata all'aeroporto di Coruña con la mia valigia piena di dubbi e paure, con una conoscenza minima di Spagnolo (hola que tal? lunes..martes..miercoles ...ahaha) senza saper bene cosa sarei andata a fare, come avrei potuto relazionarmi con una nuova realtà, per un periodo che allora mi sembrava lunghissimo. Ma poi le settimane sono passate velocemente ed ogni giorno apprendevo qualcosa in più su di me, sulle persone che mi stavano accanto, sul lavoro, sulla Spagna e sulla Galizia soprattutto. Le preoccupazioni sono svanite ed è iniziata una delle avventure più belle della mia vita. In ogni posto trovavo qualcuno pronto a sorridermi, ad aiutarmi e dei nuovi “compagni di viaggio”.
Ho viaggiato molto per scoprire le magie della Galizia, una terra che mi ha letteralmente stregato con le sue storie e i suoi paesaggi incredibili.
L'appartamento dove vivevo si è rapidamente trasformato in “casa” ed i mie coinquilini in una famiglia internazionale.
Ho imparato ogni giorno a relazionarmi con le persone con cui lavoravo e con i colleghi, cercando di superare i miei limiti, e quando mi mancavano le parole ho trovato sempre un modo per comunicare ed offrire il mio aiuto, il più delle volte erano gli stessi anziani e ragazzi con disabilità ad aiutarmi, a mettermi a mio agio, a farmi sentire “a casa”. Loro sono il mio regalo più grande.
È normale, a volte, sentirsi perso e confuso, ma sono momenti che aiutano a riflettere su quello che stai facendo e vorrai fare, sul cammino che stai intraprendendo, sul tuo progetto, sulla vita.
Lo SVE è più di quello che uno pensa quando invia la sua proposta di partecipazione, non è solo un volontariato, non è solo un progetto europeo da inserire nel proprio CV, è qualcosa di più... è una esperienza di vita che ti arricchisce ogni giorno, ogni momento. Non importa quanti anni hai, se 20 o quasi 30, in quale momento della vita ti trovi, qual è la tua formazione o il tuo lavoro, quello che conta di più è la voglia di conoscere, scoprire gli altri e se stessi. È la voglia di condividere, apprendere, mettersi in gioco, di connettersi con gli altri... con quelli che diventeranno i tuoi nuovi amici, con i colleghi di lavoro, con le persone con cui lavori, con la gente per strada, con una nuova realtà, paese, regione, città.

Quello che mi resta da dire, in tutta sincerità, è...fallo! Senza alcun dubbio, fallo! Fai la valigia e parti! Non puoi perdere una avventura come questa!

Hasta siempre!
Roberta

Ho ascoltato questa sensazione dentro di me da ormai molto tempo per riuscire a concludere e scrivere i miei pensieri sul mio viaggio di un anno in Italia.
Insomma, suppongo che sia arrivato il tempo finalmente di farlo.
Tra solo due settimane dovrò partire. Incredibile quanto velocemente può passare un anno.
Ed è anche incredibile quanto può succedere in un periodo di 12 mesi.
Ma cominciamo il mio racconto dall'inizio.

Sto facendo un progetto SVE (Servizio Volontario Europeo) a Trento, Nord Italia da esattamente 11 mesi e 2 settimane.
In primo luogo la mia storia mira ad incoraggiare gli altri a fare progetti all'estero, in secondo luogo desidero pubblicizzare e promuovere un pochino questo programma – lo SVE – ed in ultimo ho deciso di scrivere per ragioni “fine a se stesse”: concludendo le mie esperienze qui le lascio allo spazio cyber affinché siano “mostrate” al mondo .
Quindi lo SVE è un programma ERASMUS +, organizzato e finanziato dall'Unione Europea. Ognuno può diventare un volontario SVE facilmente se si trova un progetto, nonché un'organizzazione di invio e di hosting.

La mia organizzazione di invio è l'associazione FiVE a.k.a Fiatalok a Vidékért Egyesület. Se sei un futuro volontario ungherese SVE alla ricerca di una buona organizzazione di invio o di una ONG europea alla ricerca di un'organizzazione partner ungherese non puoi augurarti un’organizzazione migliore.
In questo breve articolo vorrei ringraziarli ancora una volta tutto il supporto che ho ricevuto perché mi sono sentita completamente sicura durante quest’anno, sapevo sempre che c'era qualcuno da casa che conosceva le risposte per le mie domande e ha dato un sostegno quando ne ho avuto bisogno.

La mia organizzazione di hosting è l’Associazione InCo (Interculturalità e Comunicazione) a Trento. Anche di loro non posso che dire il meglio, e sono veramente grata per questo. Mi hanno offerto un'occasione non solo per uno sviluppo professionale, ma per conoscermi meglio e scoprire nuove sfumature della mia personalità, nonché un grande possibilità di trasformare le mie abilità in competenze.

Quindi, dopo la parte di promozione, sono qui, essendo alla fine del mio lungo viaggio, dunque posso riassumere la mia esperienza piacevolmente.
Se si parla di motivazione possiamo dire che tutti sono diversi. Appartengo a quei volontari SVE che hanno deciso di fare un progetto alla fine della ventina, con un’esperienza lavorativa alle spalle, l'impegno, la responsabilità e idee già definite. Magari non tutti si trovano in questa situazione, ma per me è stato ed è così. E se non mi sono sbagliata nella mia scelta è perché proprio per queste cose che mi è ci è voluto molto tempo per trovare un progetto veramente adatto a me. Ma se mi guardo indietro non mi importa più del tempo che ho trascorso nella ricerca di un progetto - nonostante i periodi di disperazione, durante il quale speravo di essere selezionata per un progetto SVE - perché alla fine ho trovato il progetto che meglio si accordava a me. Ovviamente con un paio di imperfezioni, ma dai, questa è la realtà ;).

Avevo avuto esperienza nel settore del lavoro giovanile e delle organizzazioni sociali e non-profit e proprio durante queste esperienze lavorative e di volontariato che ho incontrato il programma SVE; io stessa ho lavorato anche con altri volontari SVE dall'estero che ho avuto modo di apprezzare e così, ovviamente, ad un certo punto ho deciso di partecipare ad un progetto. Suppongo quindi non vi sorprenderete se vi dico che quando mi sono messa alla ricerca di progetto, sapevo perfettamente e fermamente ciò che cercavo dallo SVE.
Naturalmente essendo la vita complicata, essa mi ha offerto un'altra opportunità all'estero prima dello SVE e non me lo sarei mai immaginata, ma proprio questa esperienza mi ha dato la fiducia e l’autostima che mi hanno avvicinata allo SVE in Italia.
Quindi finalmente ho trovato il mio progetto SVE (o il progetto mi ha trovato, comunque ci siamo trovati) e sono stata pronta a conquistare il Nord Italia.

Sono arrivata a Trento la prima settimana di giugno dello scorso anno. Prima di cominciare il mio SVE, ho vissuto in Inghilterra, vicino a Londra e la mia prima impressione di Trento era "OMG che diavolo farò in questa piccola città per un anno?". Inoltre sapevo benissimo che, quando si trasferisce in un nuovo posto, ci vuole tempo per crearsi una vita sociale e fare amicizia, ma queste considerazioni mi rendevano ancora più impaziente ed emozionata. Inoltre non si trattava solo di un nuovo paese e di una cultura (senza avere NESSUN amico) ma anche di una nuova lingua che non avevo mai parlato.

Penso che sia questa la parte (LINGUA) di cui tutti hanno più paura e rappresenta la ragione per cui molti esitano ad intraprendere un'esperienza all'estero. No, non lasciate che sia così!
Dopo un po' le difficoltà si sciolgono gradualmente e alla fine si ottengono risultati tali da dare tanta più felicità e sicurezza rispetto ai tuoi timori iniziali.
Ma anche se l'inizio è stato difficile, la mia motivazione per crescere come persona e trarre il massimo dal mio progetto erano abbastanza forti da aiutarmi ad attraversare le difficoltà.
E poi, alla fine, quando riesci a guardare indietro a ciò che hai fatto non puoi non provare una sensazione straordinaria. Durante quest’anno ho partecipato a decine di programmi, eventi e attività che avrei voluto così terribilmente aver sperimentato prima. Molte di queste attività le ho organizzate io stessa con altri volontari SVE.

Ho partecipato agli scambi giovanili, ho visto come un gruppo di giovani di culture diverse ha lavorato insieme e quanto piacere ha arrecato loro il conoscere altri giovani da altre parti del mondo. Inoltre, è stata una grande esperienza aver avuto la possibilità di presentarmi molte volte ai giovani locali, condividendo la mia esperienza con loro, e dando loro suggerimenti per il loro futuro progetto volontario.

Proprio per la mia esperienza come Au Pair e per il mio amore per i bambini ho partecipato a diversi eventi rivolti ai bambini e ho partecipato all'organizzazione e all'esecuzione di diverse attività che mi hanno dato l'opportunità di imparare molto. Inoltre ho potuto provare il ruolo di mentore poiché la mia organizzazione di accoglienza ospita ragazze Au Pair dall'estero e, oltre a migliorare le mie capacità di mentoring, ho scoperto anche una nuova sfumatura della mia personalità.
Così come ho anche scoperto - durante il mio progetto che ha anche svolto una parte del servizio con gli anziani - che mi dà così tanto piacere lavorare con gli anziani; non avrei mai potuto immaginare questa parte segreta di me prima del mio SVE.

Durante un anno ho stretto così tante amicizie, con persone che provengono letteralmente da tutto il mondo, che hanno aperto il mio cuore e mi hanno insegnato ad accettare le altre culture, rendendomi consapevole di quanto sia importante e bella la diversità nel nostro mondo umano.
Ho viaggiato molto e mi sono tanto divertita dopo che la mia vita sociale è cominciata ad aumentare.

Un anno naturalmente è sufficiente per avere anche dei momenti di scoramento e per raggiungere un punto in cui ci si chiede: "Perché sto facendo tutto questo esattamente? Non dovrei smettere e fare qualcos'altro perché mi sembra che non stia andando come voglio?". Ma ogni volta che sono arrivata a quel punto mi sono anche detta: "Non mi chiederei le stesse cose se facessi qualcos'altro, in qualsiasi altro luogo, un lavoro ordinario nella vita?". O meglio: "non mi sono chiesta già tutto ciò quando stavo facendo altre mansioni nella mia vita prima?". E poi ho capito che questa esperienza è la stessa della vita. È un processo anche se il tempo dello SVE è limitato. L'essenza della vita, in un anno, con tutta la sua felicità e le sue difficoltà. Questo è lo SVE.

E ormai lo so benissimo che se non fossi venuta qui e non avessi deciso di accettare tutti i rischi e non avessi fatto questa esperienza con tutti i suoi alti e bassi, ora due parti del mio cuore non sarebbero state portate in Brasile e in Messico dalle due amiche più belle che ho conosciuto in Italia, non avrei saputo come simili due persone possano essere anche se provengono da parti del tutto diverse del mondo e non avrei scoperto come diversi tipi di ragazzi, provenienti da diversi paesi, con differenti background possono creare una famiglia insieme. Inoltre non saprei che la miglior cioccolata calda al mondo la si può gustare nella stazione ferroviaria di Verona (tenetelo in mente, ragazzi davvero, non scherzo, celestiale!)
Ma allo stesso tempo so che va bene così, che quest’esperienza finisca perché lo SVE ti insegna anche ad accettare il fatto che la vita cambia e devi essere flessibile per adattarti nuove situazioni e condizioni.

Nella profondità del mio cuore probabilmente ho sempre saputo che la multiculturalità, la diversità e svolgere un ruolo utile nella società umana sono aspetti molto importanti per me, tuttavia non avrei saputo, prima, come trasformare tutto ciò in una forma che mi avrebbe fatto veramente felice. Ora lo SVE mi ha avvicinato di più a sentire che sono consapevole e forte sul mio cammino.

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This feeling has been rising in me for ages to conclude and write down my thoughts about my one year journey in Italy. 

Well, I suppose time has come finally.
Just two more weeks to go. Unbelievable how fast one year can pass away.
Also incredible how much can fit in a period of 12 months.
But let’s start my synopsis from the begninning.

I have been doing an EVS (European Voluntary Service) project in Trento, North Italy for exactly 11 months and 2 weeks.
First of all my story is intended to encourage others to make their own projects abroad, secondly to advertise and promote this program and lastly some self-serving reasons such as concluding my experiences and letting them out to the cyber space to be shown to the world.
So EVS is an ERASMUS+ program which is organised and financed by the European Union. Everyone can become an EVS volunteer easily if one finds a project as well as a sending and a hosting organisation.

My sending organisation is the FiVE association a.k.a Fiatalok a Vidékért Egyesület. Either you are a future Hungarian EVS volunteer looking for a good sending organisation or a European NGO looking for a Hungarian partner organisation I could hardy recommend a better one than them.
In this brief article I would like to thank them once again all the support I received because I’ve felt completely safe during this 1 year, I always knew that there was someone home who knew the answers for my questions and gave a support if I would be in need.

My hosting organisation is Associazione InCo (Interculturalità e Comunicazione) in Trento. I can’t say less good about them either and I am really grateful for that. They offered me an opportunity not only for a professional development but to know myself better and discover new shades of my personality as well as a great possiblity to turn my abilities into competences.

So after the promotion part here I am, being at the end of my long journey, therefore I can sum up my experience nicely.
If it comes to talk about motivation we can say that everyone’s is different. I belong to those EVS volunteers who decided to do a project in their late twenties accordingly with work experience, commitment, responsibility and definite ideas. Alright maybe not everyone has all that but I do and I did. And if I’m not mistaken these things made one big reason why it took a pretty long time to find a really good project for me. But to look back on it I don’t mind the time I spent with the researching at all – in spite of the periods of desperate willing to get an EVS project – because at the end I found the one which has match me the best. Of course with a couple of imperfections but come on, this is reality;)

I’d already had experience in the field of youth work and civil organisations and during these jobs, voluntary works and experiences I met the program of EVS, also worked with other EVS volunteers from abroad which I really enjoyed and obviously at a certain point I decided to do a project myself so I suppose it is not a surprise if I say that when it came to look for a project for me, by then I had known perfectly and firmly what I would want from EVS.
Of course since life is a tricky thing it offered me another opportunity abroad before my EVS and I might had no idea about it but it gave me so much confidence and self-esteem to have a go at my EVS in Italy.
So eventually I found my EVS project (or has IT found me? anyway we found each other) and I was ready to conquer North Italy.

I arrived in Trento on the first week of June last year. Before EVS I had lived in England for a while very close to London and my first impression about Trento was „OMG what the heck will I do in this little city for 1 year like Trento?” And I knew it quite well that it takes time to create a good social life and make friends when you move to a new place but the idea of that just made me more impatient and not relaxed. Besides it wasn’t only about a new country and culture (and having ZERO friends) but also a new language which I had not spoken yet.

I think this is the part (LANGUAGE) which everyone is most afraid of and the reason of hesitation to undertake an experience abroad. Please DON’T BE!
After a while the difficulties melt away gradually and at the end of the process you gain such results which give you so much bigger happiness and success than your fears were at the beginning.
But even if the beginning was hard my motivation for growing as a person and bringing the best out of my project was strong enough to help me through the difficult periods.
And then at the end when you are able to look back on what you’ve done that is an awesome feeling. During this one year I participated dozens of programs, events and activities which I had wanted to try so badly before. Also several of them I myself organised with other EVS volunteers.

I took part in youth exchanges, I could see how a bunch of youngsters from different cultures worked together and how much pleasure it gave them to meet other youngsters from other parts of the world. Also it was a great experience to introduce myself to local youngsters many times as an example for their future voluntary project and to be useful by sharing my experiences with them.

Regarding to my Au Pair experiences and my love of children I was involved in several events for kids and I took part in organising and carrying out different activities which gave me the opportunity to learn a lot. Also I could try myself as a mentor since my hosting organisation hosts Au Pair girls from abroad and apart from improving my mentoring skills I discovered a new shade of my personality in it too.
As well as it has revealed during my project which also has a part of working with elderly that it gives me so much pleasure to work with elderly and I had never known about that secret part of me before my EVS.

During one year I made so many friends from literally all around the world which opened my heart for accepting other cultures and made me to be more aware of the fact how important and beautiful diversity is in our human world.
I travelled a lot and had so much fun after my social life started to come up and grow gradually.

One year of course is enough to have some low points too and to reach a certain point when you ask yourself: „what exactly am I doing this for? Shouldn’t I quit and do something else because it seems like it doesn’t go the way I want to?” But every time when I came to that point I also said to myself: „wouldn’t I ask myself the same things if I was doing something else, anywhere else, an ordinary job in life?” Or better: „haven’t I asked myself already whatever I was doing in my life before?” And then I realised that this experience is just the same as life. It is a process even if time of EVS is limited. The essence of life in 1 year with all its happiness and difficulties. This is EVS.

And I know it very well now that if I had not come here and undertaken all the risks and done this experience with its every ups and downs, two parts of my heart wouldn’t have been taken to Brasil and Mexico by my two loveliest girlfriends who I met in Italy, I would not know that how similar two persons can be even if they come from completely different parts of the world and would have not discovered how different guys from different counries, with different backgrounds can create a family together. Furthermore I would not know that the best hot chocolate in the world is at the train station of Verona (keep it in mind guys really, not kidding, heavenly!!)
But at the same time I know that it is all right that it comes to an end because EVS also teaches you to accept the fact that life changes and you need to be flexible to adopt new situations and crcumstances.

In the deep of my heart probably I have always known that multiculturality, diversity and to play a useful and helfpul role in human society are very important things for me however I may had no idea before how to mold it in a shape which would make me truly happy. Now I can say that EVS got me closer to feel that I am consciously and firmly on my way.

Raccontaci: cosa facevi?

Io inizierei spiegando dove ero. La mia esperienza è stata negli Stati Uniti, a Saint Louis - Missouri, proprio nel centro degli Stati Uniti.

Eravamo in un piccolo quartiere, e vivevamo in una casa famiglia dell'associazione L'Arche Saint Louis. Vivevamo in una vecchia casa in legno che una volta era un convento. A livello di personale eravamo in tre fissi, e poi avevamo molti altri collaboratori che erano sempre con noi durante la giornata. Naturalmente abitavamo anche con persone con disabilità: Chip, un uomo 50 anni; Richard, di 57 anni; Jim, che era la nostra mascotte di 62 anni; e Poline, l'unica donna di 51 anni

Mi sono trovato veramente bene, era una bella communità e sono contento aver fatto questa esperienza.

Quanto tempo sei stato a Saint Louis?

Inizialmente dovevo stare via un anno, poi però ho avuto problemi a casa e ho fatto 6 mesi, da gennaio a luglio 2016. Sicuramente ho vissuto pienamente l'esperienza di vita in comunità – sono stati 6 mesi intensi.

Chiaramente un anno sarebbe stato più completo, però ho fatto tutto, ho avuto modo di conoscere bene tutti quanti

E poi chissà che magari un domani posso andare a trovarli, no?

Come'è andata l'inizio? Hai avuto difficoltà ad integrarti?

L'Arche in generale accoglie molto bene i volontari. É stata più una difficoltà il fatto di interfacciarsi con un altra cultura naturalmente, c'è un po' di barriera con lingua, quello è normale perchè si passa da un ambiente in cui parli la tua lingua ad un altro in cui ti devi adattare e dove nessuno conosce l'italiano. Non è come andare in Europa che magari uno più o meno si fa capire. Negli Stati Uniti l'italiano non lo parla proprio nessuno. Quindi bisogna per forza parlare inglese. Loro però sono molto bravi ad accogliere, quindi non è stato un grosso problema.

Hai frequentato un corso di lingua?

No, il corso di lingua non era previsto; ero motivato a cercarne uno però non è stato così facile. Era tutto organizzato a livello unversitario, quindi per gli esterni era più difficile – forse potrebbe essere un consiglio per migliorare il progetto, con i prossimi volontari. Comunque quando si parte per un'esperienza all'estero bisogna avere una base abbastanza buona della lingua.

È stato difficile creare nuovi relazioni?

All'interno della comunità no, è stato molto facile perché appunto è come vivere in famiglia. Si vive tutto assieme, si creano subito dei legami sia con i membri, che con gli assistenti (i volontari residenziali) e con chi viene fare volontariato durante il giorno.

Forse non è così facile creare nuove relazioni esternamente alla comunità, quello è un po' più difficile ma penso sia normale perchè si vive in una comunità e si è una persona “straniera”. C'è una certa chiusura da parte delle persone. Poi sta alla capacità di ognuno di aprirsi, saper parlare ed integrarsi.

Com'è andata con l'inglese, sei migliorato?

Avevo una base - non buonissima - ma l'avevo. Sicuramente la lingua è migliorata perché parlando e dovendo per forza usarla tutti i giorni ho arricchito anche molto il mio vocabolario. Posso dire di essere passato da un livello B2 ad un C1.

Cosa facevi nel tempo libero?

Loro solitamente danno ai volontari 2 giorni OFF in cui ti puoi gestire il tempo; però secondo me non ci sono molte possibilità per i volontari di fare attività esterne. Bisogna organizzarsi autonomamente, ma per via della barriera linguistica e culturale non è sempre così facile farlo. Però ho fatto lo stesso moltissime cose: giri in bicicletta, palestra, andavo al centro benessere. Secondo me sarebbe più utile che la comunità si interessasse anche alle attività esterne.

Com'è la natura a Saint Louis?

La natura è molto diversa a rispetto al nord Italia dove ci sono tante montagne. Saint Louis è tutto in pianura, proprio non esista la montagna. Però è tenuta molto bene. Mi piaceva in particolare Forest Park, nel centro. Era abbastanza vicino a noi, 10 chilometri con la bicicletta; si tratta di un grande parco, credo il più grande negli Stati Uniti. Ci sono molto attività al suo interno, per lo più gratuite: lo zoo, l'Art Museum, si può andare correre.

Qual è stata la cosa più bella che hai fatto?

All'interno della comunità ricordo le uscite che facevamo assieme; in particolare mi ricordo una bella gita che a Kansas City. Eravamo 3 assistenti siamo andati di visitare un'altra comunità, L'Arche Artland. Abbiamo anche visitato il museo di Kansas City. Il resto del tempo libero mi sono goduto i parchi, ad esempio il Lauimier Sculpture Park mi è piaciuto molto.

Quali difficoltà hai affrontato nel progetto, e qual è stata la più grande?

La difficoltà maggiore è che non sempre si riusciva interpretare le necessità delle persone.

Mi ricordo sopratutto verso inizio marzo, c'è stato un periodo in cui tutti stavano male. Eravamo in casa ed era una situazione un po' pesante nel senso che sembrava troppo problematica per uscirne.

Suggeriresti il programma MTV ad altri?

Io posso dire la mia esperienza. Sono molto contento di aver vissuto lì, ho conosciuto una nuova cultura che si pensa simile a quella italiana ma in realtà è completamente diversa. Si conosce un ambiente diverso dal punto di vista lavorativo ma anche dal punto di vista culturale; anche la gestione del tempo nel rapporto, anche lavorativo con i colleghi, in Italia è diverso. Ho avuto la possibilità di migliorare una lingua. In generale ci si apre ad una nuova realtà e ad una nuova esperienza che può essere vista in maniera professionale oppure semplicemente formativa, ma comunque sempre un arricchimento. Sono contento di averla fatta. 

Sono Georgi, vengo dalla Georgia. Per i miei amici e colleghi la mia decisione di partecipare a ,,EVS” è stata una sopresa perché avevo un buon lavoro, contatti importanti e una posizione interessante.

Io però non avevo esperienza in ambito europeo e ho sempre pensato che questo fosse una perdita significativa per la carriera e lo sviluppo personale.

Così ho lasciato il lavoro e ho iniziato il volontariato nella città italiana di Bolzano in un Centro Giovanile. Sono in Italia da cinque mesi e penso che essere coinvolto nel programma avrà un grande effetto sulla mia carriera. 

Il nuovo linguaggio, i contatti, il vivere in modo indipendente, la nuova cultura e i suoi valori mi permettono un modo diverso di valutare la mia autonomia e le mie competenze.

A Bolzano trascorro il tempo libero in modo interessante. Mi piace girare l'Alto Adige in bicicletta. Mi è piaciuto soprattutto il percorso Bolzano-Merano Caldaro, lungo il quale ho visto un sacco di posti interessanti.

Da sempre sono interessato alla multiculturalità, alla diversità e alla cultura in generale. Il Centro Giovanile ,,Vintola” imposta le sue attività proprio in questi ambiti, perciò sono contento di contribuire assieme a loro allo sviluppo culturale delle minoranze e al processo di integrazione delle persone che provengono da altri Paesi.

Giorgi Edisherashvili 

CentroGiovanile ,,Vintola" / Bolzano 

Sono Lisa Caldonazzi e frequento il liceo Rosmini delle Scienze Umane a Trento. La mia prima vera e propria esperienza di alternanza scuola-lavoro è stata presso l'associazione InCo dal 20 febbraio al 24 febbraio 2017. Per quanto riguarda l'ambiente mi sono trovata fin da subito benissimo, tutti si sono dimostrati molto gentili e disponibili.
Ho avuto modo di conoscere i vari programmi di esperienze all'estero promossi da InCo che danno l'opportunità a molti ragazzi di cambiare la propria vita conoscendo altri mondi. Per prima cosa mi sono occupata della promozione del progetto Au Pair sia in italiano che in tedesco ed in particolare la sua descrizione per il nuovo sito. Ho preparato anche la descrizione del progetto Vol'Au Pair in italiano, per poter informare le famiglie del nostro Paese della possibilità di ospitare una Au Pair; ed in inglese per incentivare i ragazzi a fare un'esperienza all'estero anche per periodi brevi.
Ho avuto anche modo di conoscere e intervistare delle ragazze tedesche che stanno facendo un'esperienza Au Pair qui in Italia presso famiglie trentine.
Infine, ho fatto un volantino per promuovere il progetto di Youth exchange, sul tema della danza e dell'immigrazione. Questo stage mi è piaciuto molto, ho avuto modo di migliorare le lingue straniere applicandole in testi, aspetto per me molto importante dato che rappresentano la mia più grande passione.

Cambiare luogo d'origine e/o abitudini non è sempre cosa facile, ma nella propria vita i cambiamenti devo essere effettuati; perché in questo modo, puoi capire molte informazioni su te stesso, ecco questo è lo Sve, un'opportunità dell'Unione Europea rivolta ai giovani che vogliono esplorare o conoscere nuove culture e nuove sfide da affrontare. Il mio Sve è incominciato a novembre e finirà ad ottobre del 2017, un anno in Repubblica Ceca.
All'inizio è stata un'esperienza un po' forte, ho cambiato le mie abitudini, i miei ritmi e la mia lingua nativa per dar spazio a due nuove lingue, quale l'inglese e il ceco, nuovi ritmi e nuove persone. I miei compagni d'avventura sono cinque ragazzi/e provenienti da cinque differenti paesi: Georgia, Armenia, Albania, Spagna e Ucraina; tutti insieme in Česka lípa per questa nuova esperienza. Noi lavoriamo nelle scuole, giriamo un po' di paesini intorno a Česka lípa e il nostro progetto è incentrato sull'educazione non formale, difatti noi lavoriamo facendo workshop o attività circa i nostri paesi, e non solo. Siamo molto contenti e soddisfatti per il lavoro che stiamo svolgendo anche all'interno della Caritas nella quale noi abbiamo il nostro ufficio che utilizziamo per preparare le attività con e per i bambini e ragazzi adolescenti.
Grazie a questa esperienza sto migliorando notevolmente il mio inglese, pian piano mi rendo conto di quanto, lo Sve, possa farti crescere e conoscere molto di te stesso.
Faremo in questi mesi molte altre attività non formali incentrate sullo sport e/o argomenti scelti dai ragazzi rendendoli, così, partecipi del loro percorso personale di crescita.
Io ringrazio l'associazione Inco per l'opportunità che mi è stata data e anche la mia organizzazione ospitante che, giorno dopo giorno, ci aiutata in ogni situazione, consigliandoci sempre cose se fossimo loro figli.

Ho cominciato questa esperienza a settembre in Lettonia, a Jurmala, una città poco distante da Riga. Ricordo l'ansia prima di partire, in quanto 10 mesi all'estero non sono pochi, ma tanta voglia e soprattutto tanta curiosità di conoscere nuovi posti e nuove culture. Sapevo di dover affrontare un nuovo modo di vivere e questo un pò mi spaventava ma ero e sono tuttora consapevole che sia stata la scelta giusta perchè sento che ogni giorno arricchisce le mie conoscenze. Ho scelto di partire e partecipare ad un progetto all'interno di una scuola primaria con bambini aventi difficoltà di linguaggio, apprendimento, bisogni speciali, perchè attinente ai miei studi psicologici. Mi piacciono molto i bambini ed è per questo che mi sento motivata a stare tanto tempo con loro che mi trasmettono, attraverso la loro spontaneità, il loro mondo spensierato. Allo stesso modo io, con le mie conoscenze, cerco di insegnar loro i valori con tantissimi giochi e attività che quotidianamente svolgiamo insieme. Anche se mancano ancora 6 mesi al termine, finora posso ritenermi soddisfatta anche per aver avuto l'opportunità di insegnare italiano per adulti e migliorare il mio inglese, un pò meno invece per quanto riguarda il paese in quanto totalmente differente dal mio per cultura, stile di vita, valori.

Serena

Nelle sue mani con le rughe c'è storia e poesia

Da bambina volevo sentire il calore di una nonna, una nonna che ti guida, che racconta le sue storie e bacia teneramente, ho dovuto aspettare molti anni per provare questa esperienza.

Il 6 dicembre 2016 ho avuto l'opportunità, con altri volontari, di partecipare alla tombola Natalizia che ogni anno si svolge nella casa di riposo Don Bosco, organizzata dal gruppo di Animazione Don Bosco. E 'stata una bellissima esperienza; aver potuto condividere un momento con i residenti ha riempito la mia anima di tanto amore. I loro visi mostravano felicità, erano attenti e divertiti ed i dodici volontari, con disponibilità, aiutavano a ripetere i numeri se era necessario e guardavano chi avesse fatto tomobola, cinquina ecc. in questo modo ho anche giocato alla tombola.

Grazie per l'opportunità che ci avete dato, grazie per il gioco, grazie per la gioia
Nella cultura Maya,(GUATEMALA) dire tre volte grazie per tutto quello che l'universo ci dà,
"tre volte grazie a tutti”

Spazio collaborativo aperto alla condivisione di esperienze tra volontari.

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