L’anno del mio 18 ani sono stata una volontaria del Corpo Europeo di Solidarietà... Blog

11.06.2020 Juliette Pascal

Era la fine dell’anno scolastico, il baccalauréat (l’esame finale del liceo) si avvicinava. Era una bella giorno di sole, giorni rari nella capitale. La mattina era già ben avviata quando ho ricevuto questo e-mail, tanto attesa. Sperata et temuta allo stesso tempo.

Aprirla,

Leggerla,

Sorridere,

Lasciare scorrere una lacrima.

Stavo andando a vivere in Italia.

Mentre me ne andavo, lasciavo una città cosmopolita, viva, vibrante. Molfetta era praticamente tutto il suo opposto. Lo shock culturale era al tempo stesso minimo e immenso.Concretamente la vita a Parigi è una corsa, a Molfetta sembra più un sonnellino. Mi ricordo di aver passato interi pomeriggi a non fare nulla, solo pensare, seduta sul balcone dell’appartamento. Il tempo que si estende indefinitamente, senza che un ennesimo appuntamento si profili all’orizzonte. Oggi sorrido a questo pensiero perché comincio ad addomesticare il tempo e ad accettare il silenzio della vita senza cercare costantemente di riempirlo. 

Al di là di queste piccole e grandi lezioni di vita, imparo da questa esperienza gli incontri. Gli incontri di pochi minuti e quelli di diversi mesi. I sorrisi di sconosciuti, quelli que non rincontrerai mai e quelli che incontri ogni giorno senza mai parlare. Quelli che erano sconosciuto e diventavano amici. Quelli che ci hanno detto tre parole che ci segnano per sempre.

Trattengo anche la mancanza. Del mio paese, dalla mia città. Partire è stato anche per me innamorarmi di nuovo della mia vita in Francia. Sorridere al semplice odore delle mattine piovose, al gusto di una baguette appena uscita dal forno, al freddo gelido dell’inverno parigino. Partire è stato crescere. Crescere e ricadere nell’infanzia. Vivere in un gruppo che parla un misto di lingue e voci che si alzano sotto le emozioni. Vivere sotto il cielo blu del sud del’Italia. Vivere come si dice in Francia; « d’amour et d’eau fraîche » (d’amore e d’acqua fresca), e di pizza, ovviamente.

Ho imparato molto quest’anno, ma ciò che rimane di questa avventura sono i gusti, gli odori, i rumori, le risate, le immagini; i sorrisi di sconosciuti e le discussioni, infiammate. Per me era il sapore dei gelati della villa communale, gli effluvi del mare e il suo odore salato, le risate dei giovani che riempiono le strade fino a tarda sera e il rumore della folla notturna. I clacson delle automobili italiane. L’erba verde che si estende lontano e il vento nei miei capelli. Le serate seduti su una spiaggia o su un balcone, i treni su cui si sale e che ci portano verso ciò che sembra essere la fine del mondo. Le discussioni di mezzanotte e i caffè del giorno dopo. Quei piccoli momenti che hanno reso il mio anno un’avventura molto più di un semplice servizio civico.

L’anno del mio 18 ani sono stata una volontaria del Corpo Europeo di Solidarietà. 

Ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita.

E questa è la mia conclusione. 

Grazie a Luca et Maria per la correzione,

e grazie a tutti che mi hanno ispirato così tanto.