Il mio SVE a Casa Lamar (Trento, Italia) Ethnicity and Integration in Multicultural Europe (ETNIC)

02/05/2018 Sara Hussein

Mi chiamo Margot, ho 23 anni e sono Francese, da Lorient (Bretagna). Quest’anno, ho scelto di vivere un’esperienza che mi ha apportato più di quanto mi aspettassi: il Servizio Voluntario Europeo presso Casa Lamar (Centro Trentino di Solidarietà - CTS, Trento, Italia). Perché sono andata via? Desideravo vedere altri orizzonti, lanciarmi in un’avventura e uscire della routine quotidiana. Per me lo SVE corrispondeva alle mie aspettative perché volevo allo stesso tempo vivere un'esperienza all'estero diversa da quella che può fare un turista e impegnarmi in un progetto nell'ambito del sociale, scoprire il lavoro sociale in un altro paese. Già in Francia avevo maturato qualche esperienza di volontariato quindi per me è venuto naturale voler averne anche fuori del mio paese. Il 5 settembre 2017 sono arrivata all'aeroporto di Milano Malpensa con 2 valigie piene e dopo qualche ora di viaggio, ho scoperto con stupore le montagne del Trentino. Il mio SVE si è svolto in una casa alloggio dedicata ai pazienti affetti da AIDS in fase conclamata. Il suo obiettivo è di offrire a queste persone un ambiente familiare e qualificato con lo scopo di restituire la loro proprio dignità. All'inizio, la Casa fu creata per accogliere persone con HIV a causa della mancanza di posti negli ospedali. La prima missione della Casa era di accompagnare gli ospiti verso la morte. Ora esiste una terapia che permette alle persone malate di vivere. Quindi, lo staff di Casa Lamar si adatta ad ogni ospite, li accompagna e li assiste secondo i loro bisogni, cercando di preservare la loro autonomia il più possible. La Casa accoglie lungodegenti per cui è necessaria l’assistenza sanitaria e infermieristica ma anche persone che presentano problematiche di emergenza sociale o che hanno bisogno di un sostegno episodico (sanitario, abitativo, psicologico…). La mia più grande sfida è stata riuscire a relazionarmi con gli ospiti e integrarmi nella casa. Ho dovuto imparare l’italiano velocemente per poter comunicare con loro. Mi sono adattata alla singolarità delle persone, cercando di stimolarle in qualche modo, dando loro la voglia di uscire, fare delle passeggiate o ancora per preparare degli eventi (concerti, decorazioni di natale...). Pian piano, abbiamo instaurato rapporti positivi basati sulla fiducia e il rispetto reciproco. E stato interessante vedere il cambiamento passo a passo delle nostre relazioni. Prima di venire, avevo già lavorato nell'ambito del sociale in Francia (sono assistente sociale), quindi ero già preparata a far fronte alle situazioni difficili che vivono le persone. Ma comunque l’impatto con una realtà dura è stato forte, quando sono arrivata. Di sicuro, questa esperienza mi ha portato insegnamenti che mi saranno utili nella mia professione. Ho capito l’importanza di non identificare una persona con la sua malattia per non dimenticare che dietro il passato di ognuno, ci sono delle persone che vogliono vivere ed andare avanti. Ho visto anche che si deve portare energia positiva ogni giorno nella struttura, per dare colore alla vita quotidiana. Piccole cose come sorrisi, complimenti o considerazione aiutano le persone ad aumentare la propria autostima, dato che l’immagine che ognuno ha di sé dipende in parte da quella che gli altri hanno di lui o di lei. Il clima sereno e familiare di Casa Lamar mi ha fatto capire che per sdrammatizzare le situazioni vissute dalle persone, si deve anche ridere, scherzare con loro, per dargli motivazione e la forza di guardare avanti. Osservando il lavoro degli operatori, ho imparato come aiutare le persone a prendersi cura di loro stesse, come tranquillizzarle e reagire quando un avviene un conflitto. Inoltre, ho sviluppato le mie conoscenze sulla salute: le caratteristiche di diverse patologie (malattie psichiatrica, dipendenze…), i trattamenti, gli effetti e le misure di prevenzione. Quando tornerò in Francia, potrò usare quanto ho appreso per organizzare delle azioni di prevenzione all’HIV e alle dipendenze. Vivendo 8 mesi in Italia, ho scoperto la cultura italiana ma non solo. Ho avuto la fortuna di incontrare gente da tutto il mondo, partecipare alla vita associativa locale, e quindi conoscere meglio diverse culture e modi di pensare. Ormai, sento di capire meglio il mondo ed essere più consapevole della mia cultura ed abitudini. Questa esperienza offre nuove possibilità e riflessioni sul futuro e permette di aprire la mente. Un anno di SVE è un anno di apprendimenti ed emozioni. Ho visto due ospiti prendere il loro appartamento al di fuori della Casa, due morire e uno nuovo arrivare. Oggi posso affermare essere felice perché ho trovato una seconda famiglia, che ogni giorno mi dà gioia, che mi presta attenzione, che dà prova di flessibilità e disponibilità, cosa che rende tutto più bello. Durante il mio viaggio, mi sono accorta di qualcosa: la vita non aspetta nessuno, quando un’opportunità si presenta, si deve coglierla. La vita che vorrei vivere non è stare ferma in un posto, ma è realizzare i miei sogni, scoprire, andare, attraversare i continenti, conoscere nuove persone e spingermi oltre le mie limiti. Auguro a chiunque di vivere un’esperienza SVE perché è un’opportunità di crescita personale e professionale. La vita è un lungo viaggio… Allora, buon cammino a tutti!