“Before going to Italy, I’ve got to admit that I did not really have any expectations concerning housing, work or overall coping with the totally new situation of being on your own.
I love the villaggio; I could even imagine staying there if I had not already got my place at the university. It is probably the greatest experience I have ever made.
The villaggio is regularly visited by old volunteers, not only the ones from abroad, but also from the Italian ones who have been working there only for about three months. I think this (amongst other things) does prove it is a great project and a brilliant place of assignment to spend a year in.
The relationship with the children is very good and I know that I will miss them later on, as well as my Mamma SOS and some other members of the staff. After every weekend I am actually looking forward to return to the villaggio.”

Francesco nella città portena....

Buenos Aires mi ha accolta con il sole..il sole che splende alto nel cielo e il sole della gente che allo stesso modo mi ha accolto...

Da subito non ho avuto grandi problemi a parlare con la gente, a capire e a farmi capire, tutti, anche nell'associazione si sono dimostrati aperti, disponibili e attenti a che stessimo bene.

Essere in una nuova città, dall'altra parte dell'oceano non è una cosa scontata e lo vedo una volta di più..cambiano colori,luci,suoni,parole,sguardi..e anche il tuo sguardo cambia...il mondo intero ti sembra più vicino...

Abbiamo visitato villas e asentamientos, incontrato la gente e ascoltato le loro richieste, i loro problemi..le condizioni in certe zone sono davv precarie: la gente manca spesso anche di servizi basici quali acqua potabile, fognature, luce,elettricità.. A volte mi è parso di vedere rassegnazione ("tanto non ci aiuta nessuno") e questo porta a immobilità, passività e incapacità di essere actor/luchador del e per il cambiamento...ma mi piace vedere il meglio sempre e gli esempi di lotta e impegno quotidiano. Quelli che hanno segnato questo mio primo periodo: persone x me da ammirare. Persone che ogni giorno riescono a vedere il passo avanti che hanno fatto ieri e che riescono a farne ancora e ancora..costruendo il proprio futuro e quello dei propri figli.

A volte mi chiedo se riuscirei io a fare quello che hanno fatto loro..anche con più risorse e conoscenze non lo so...

Il corso di spagnolo va bene, la scuola è un bel luogo accogliente e con molte persone giovani e provenienti da vari paesi..stiamo facendo amicizie e il spagnolo migliora..lo vedo e lo sento..un po’ di conversazione,parole che mi mancano…fino a diventare un verdadero porteno..jaja

Vi lascio con il tema della festa di Macondo di quest’anno:

Quando ci sono nel mondo

troppe cose che non vorresti vedere,

è il momento di aprire gli occhi.

Quando ero ancora a San Pietroburgo non ho avuto tanto tempo per immaginare come sarebbe stato il progetto, perché negli ultimi mesi pre-partenza ero molto occupata a fare tutti i documenti in tempo. Infatti potevo immaginare solo basandomi su quello che era scritto nella brochure informativa del progetto, certamente capivo che avrei lavorato in una “Casa di riposo”.

“Casa di riposo” nei miei pensieri era come una casa di cura, dove vengono le persone per recuperare la salute e che la mia parte di lavoro fosse aiutarli a trascorrere il tempo libero. In realtà il mio lavoro è proprio quello che avevo pensato prima, ma su cosa è una “casa di riposo” mi sono sbagliata…un po’.

In effetti ci cono 5 Casa di riposo e sono tutte più o meno simili tra loro (e anche simili a quello che avevo pensato), eccetto una che si chiama Villa Europa, dove adesso sto lavorando. Non immaginavo prima che Villa Europa fosse l’unica casa dove le persone hanno malattie molto serie e che forse questa casa è l’ultimo posto nella loro vita.

Racconto del mio primo giorno a Villa Europa, quando sono entrata nella Casa di riposo senza sapere che tipo di casa fosse. Il mio tutore mi ha presentato a parecchie persone -direttrice, responsabile e altri- e subito dopo mi ha fatto un giro ai piani per farmi vedere la struttura e gli ospiti. Ero un po’ sotto choc, perché nella mia vita normale non vedo spesso persone così, neanche nella mia città non si possono incontrare per strada le persone in carrozzella, è una cosa molto rara, la città, purtroppo, non è adatta alle persone così. Non ho neanche mai vissuto con persone anziane: mi è rimasto solo un nonno, che abita molto lontano.

Se qualcuno mi chiede (e capita): “potresti fare un altro anno?”, io subito rispondo di SI. Perché l'esperienza che ho avuto è unica. Gli ospiti con diversi malattie sono persone come noi, che hanno bisogno di qualcuno che stia con loro, di un piccolo aiuto, ognuno ha vissuto la sua vita e sono sempre storie interessanti da ascoltare. Non tutti anzi pochi sono ancora capaci di parlare, muoversi (non solo camminare, ma anche mangiare), pochi hanno ancora la memoria. E adesso, dopo 8 mesi, sono molto contenta che di aver lavorato proprio per questa casa di riposo “ Villa Europa – centro di lunga degenza”, perché sono riuscita a superare i miei timori nei confronti delle persone anziane che sono malate.

Angelina.

Il mio progetto in Grecia e` stata un`esperienza molto ineressante.

Al mio arrivo ad Atene e` venuta a prendermi la mia coodinatrice, Mina Ananiadou, in piazza Sintagma. La citta` di Atene non e` molto bella al primo impatto ma la societa` ateniese e` molto viva e attiva per cui ogni giorno, nel tempo libero, si trovano attivita` alle qualli parteipare.

Ad Atene io ho lavorato nella stessa sede dell`assocciazione accogliente, Elix. Facevo da assistente nonche` per brevi periodi reponsbile dell`outgoing. Praticamente dovevo collocare I giovani greci nei workcamps all`estero. E` stato molto bello, in quanto mi ha pemesso conoscere tanti di loro di persona e quindi avere un rapporto da piu` vicino con la gioventu` ateniese.

La casa dove mi hanno alloggiato era nel quartiere Kipseli, un quartiere molto multi-etnico della prima periferia di Atene, non al centro ma nemmeno tanto lontano, solo a 10 minuti di cammino dalla famosa piazza dei comizzi chiamata Pedion tou Areos (campi di marte). L`appartamento era al quarto piano di un vecchio palazzo, non c`erano grandi comodita` ma alla fine non mancava niente di indispensabile.

Nel progetto c`era scritto che dovevo fare un corso intensivo della lingua locale, cioe` greco, appena arrivavo e che non dovevo posticipare l`arrivo proprio per questo. In verita` non solo il corso non e` stato intensivo ma ho fatto solo la meta` delle lezioni che dovevo fare in sei mesi. Spero questo non sia un gran problema per voi, invece a me dispiace perche` ci tengo ad apprendere il greco. Mi hanno pero` comprato i libri per il livello posteriore a quello raggiunto. Imparero` da solo.

Dopo la prima settimana di soggiorno ho fatto il seminario di arrivo (Arrival seminar). E` stato il seminario piu` bello della mia vita. All`Universita`ho partecipato in tanti seminari ma tutti tipici seminari accademici nei quali stai seduto a sentire il professore di turno. In cambio il seminario di arrivo Evs e` tutto pratico e ti permette di conoscere tanti altri volontari che come te fanno altri progetti in diverse parti del paese. La` ho conosciuto anche gli altri volontari Evs che stavano nella mia stessa citta`, cioe` Atene, coi quali abiamo stretto amicizia e collaborato in attivita` diversi come proiezioni di corto metragio o feste culturali nei parchi aperti della citta` durante l`estate.

I trainer del seminario erano molto bravi e creativi per cui ci hanno introdotti tramite danze e altre forme di arte alla cultura greca.

Lavorando in ufficio ho imparato molte cose che prima non ho potuto apprendere, come tessere buoni rapporti con le associazioni all`estero, come mediare con le autorita` locali, come impostare le applicazioni dei volontari, assisterli nelle diverse fasi dei loro progetti e organizzare i meeting conclusivi. Peccato che sono stati solo 6 mesi.

Per quanto riguarda il mio futuro e` tutto incerto. Al mio ritorno attuale in Italia praticamente devo iniziare da capo. Non ho piu` la casa, la devo cercare, non ho piu` un`occupazione, la devo cercare, non ho piu` un progetto di scambio o formazione, lo devo cercare.

Spero di essere ammesso in qualche master o faro` il concorso per il dottorato da qualche parte.

In fede

Ylber Marku

C’è chi dice che sbagliando s’impara,io dico che per imparare bisogna viaggiare"....queste sono parole della nostra volontaria Selene degli Esposti che ci racconta della sua esperienza di volontariato a Poissy in Francia.
"C’è chi dice che sbagliando s’impara,io dico che per imparare bisogna viaggiare.
Mi riferisco a quei viaggi che ti cambiano la vita, che ti fanno aprire gli occhi e la mente e non a quelli brevi seppur affascinanti da semplice visitatore.
Io ho avuto la fortuna di poter partire per un viaggio durato otto mesi e il risultato è questa voglia di rendere partecipi tutti coloro che stanno leggendo l’articolo.
Prima che nella mia classe se ne parlasse per caso,ignoravo completamente l’esistenza dell’SVE e nei mie programmi c’era il forte desiderio di andare a vivere all’estero senza credere, però,che questa voglia potesse essere realizzata così facilmente.
SVE-PROVARE-PER-CREDERE_medium

Trovato il progetto che mi avrebbe accolta e sbrigate tutte le formalità necessarie , il 5 dicembre 2005 un volo parte da Roma per atterrare a Parigi, pieno di aspettative ma allo stesso tempo di timori. Ci si aspetta molto da un’esperienza del genere e si ha paura di ciò che se stessi e gli altri si aspettino da te ma l’euforia e la curiosità alla fine hanno sempre la meglio…
E così, senza nemmeno accorgermene,un’avventura indimenticabile ha avuto inizio a Poissy , in un ostello della gioventù sulle rive della Senna.
La grande vicinanza da Parigi mi ha permesso di approfittare di una delle città più belle del mondo anche se il tempo da poterle dedicare non era poi così tanto: di lavoro da fare ce n’era, ma almeno mi faceva sentire utile e rendeva la mia presenza importante.
Aiutare in cucina o in ufficio,accogliere i gruppi ospitati o essere coinvolta nelle decisioni dava un grande valore al mio servizio di volontariato europeo soprattutto dal momento che ero parte di un’équipe che contava su di me e sulle mie competenze.
Poi, passati i primi giorni di assoluta novità, inizi a realizzare che il tempo scorre, a volte troppo veloce.
Senza rendertene conto nella tua vita entrano molte persone che ti fanno crescere e che ti insegnano tanto, soprattutto
se vengono da paesi totalmente differenti dal tuo.
Iniziano a raccontarti delle loro abitudini,del loro paese,te ne fanno innamorare, vogliono conoscere qualcosa che riguarda quello che eri prima di partire: nascono così delle amicizie bellissime che arricchiscono e aprono ancora di più la mente…e quando arriva il momento di salutarsi ci si dice arrivederci con la speranza di rivedersi un giorno e raccontarsi ancora una volta.
E così succede che riporti a casa un po’ di Jamaica, di Colombia e d’ Honduras, di Ghana e di Kenya, d’Inghilterra e d’Ungheria, di Marocco, di Camerun e potrei continuare ancora…
Questo è stato per me l’ SVE: un’esperienza che mi ha fatto apprezzare la diversità facendomene innamorare , che mi ha regalato un nuovo stile di vita ed un futuro più intraprendente, che mi ha dato la possibilità di sperimentare e mettermi alla prova e che mi da la voglia, ad un mese dal mio ritorno in Italia,di spingere gli altri a fare lo stesso."

Selene Degli Esposti,
volontaria a lungo termine SVE presso il “Relais International de la Jeunesse” di Poissy , Francia

I am working in SOS Children’s village in Vicenza from January 2008. I chose this project, because I had the intention to work for children in foreign surroundings; moreover to have an experience which is totally different from my studies, daily routines and life in Hungary; and last but not least to get to know Italy through learning of the language and travelling.
I got much more, though…
In the first period my head was full of confusion, because everything was new and unknown for me. I got to know new people every day, to say nothing of the
Ungheria

fact, that I was constrained to use that very little Italian knowledge I had. The children, however, were open-minded towards me from the very first moment, and they greeted me with lots of affection and love. In consequence of these facts I think that immediately after the first 3-4 weeks I grew up personally and became much more sensible towards children from disadvantages families.
In the Children’s village I’m working in a traditional SOS family with 6 lovely children between the age of 3-7. I have to say, I have a lot of fun with them. As they are quite lively, there is no time to be bored!
Every day is different from the other, especially in the summer we always tried to find out variable activities for the children. Apart from the international summer holiday in the mountains with all children of Villaggio, there are organised different outings and sport activities, like swimming pool visit, also for the smallest ones.
When the children are at home, a normal day looks like the following: In the morning after the breakfast, I help the children with their home-work, since the smallest ones are busy drawing or colouring pictures. Sometimes they also help us doing some housework, like preparing lunch or tidying up the rooms. When they at school, however, there are much transport for them and the afternoons we usually play together in Villaggio or in a park in the neighbourhood.
The work is not always easy, though. It takes quite a long time, till the children get to know you and trust you. You have to be strong and decisive with them, so that they have respect towards you. After 3-4 months I started to feel self-confident with children and gradually I also learnt how to work with them, how to speak to them. It’s a long process, I know, but in the end I feel that I am also an important person for them.
Now I learnt so much about children generally (for example: how to bring them up, how to care about them), that I really look forward to have my own family. I also got to now better myself, because here had the possibility to live independently and organise my life on my own. It brought me self-confidence and the feeling of responsibility.
All in all I am having an extraordinary time here in Villaggio SOS in Vicenza. Apart the facts mentioned above, maybe the most important things I gained during my service is the affection towards children, which, I think, will influence my future.

Aliz

Talking about an experience like this is very difficult. So many are the things I want to talk about and many more are the feelings and sensations that I can’t express, one have to live them...

Villa Servita is a centre of emergency for children, from 0 to 18 years old, whose prime rights were denied.
That means that everyday I had to face with youths that were abused sexually and psychologically, that were left out in the street or constrict to ask for money.

Youths whose childhood was signed forever. With these baby faces one can’t imagine all that they have to suffer and pass trough.

Ninos

I started my program 6 months ago and so far I can say that I became a teacher, a mother and a friend for all of them. It’s incredible how this situation can increase your patient, your tolerance, your sensibility and your love. Yes, because I learnt from that all that the love you can share with others is never enough.

I was sharing my time with the various educators assisting them in their activities with the children like hygienic routine, lunch time, free time and collaborating with the social work sometimes accompanying the children to legal medicine and working in the office.

It was really nice because I had the time to fully interact with this youths. Talking with them like a friend they opened themselves to me and I started to face this difficult world of problems that so many times were bigger than me.
They were so curious about me, about my life and about other cultures that I started to think why not give them the possibility to learn about other cultures but in the same way of other languages.

That’s why I propose to make english classes and I become a teacher!

I choose to work with the pre schools child’s and it was incredible how they were improving and learning this language so fast day by day. Sometimes it was very hard because the minimal conditions where I worked didn’t help me at all, some of the children are very aggressive and stressed and when 5 kids have to share one pencil it becomes a mess!
They suffer of less concentration so I had to make this classes serious, interactive and funny at the same time.
I made them colour, sing and play. I remember how many times I was sitting in my room the night before searching information’s from internet to give me some inspiration for my class the day after.

Like one can imagine children comes and goes from Villa Servita as their problems “are solved”. That’s why my job was harder so far. I had to give the new ones the introduction of what we did till then and go on with the kids that were still there. With the right energy it’s not impossible although sometimes it seems.

I am so satisfied with this experience and I don’t want that all my energies were only concentrate in this six months that I was so happy when they propose me to try something new like english classes on line.
I know this is something very hard to realise but giving them all my support and affection even if I am far would be the bigger compensation for me.

Natasha Lakota, EVS volunteer in Colombia

I lived 10 month in Bolzano and it was a great experience. I worked with elderly people in an old peoples home and the elderly people were very interesting and lovely. I also lived in an old peoples home with two other volunteers. The people at work and where I live were very friendly.
And Bolzano is a nice 'little' city (For me, because i live in an big city), where you can do nice things.

Sarah-Natascha

"Ricordo i mesi precedenti alla partenza. Ero carico di curiosità,di incertezze,di entusiasmo,di sogni. Confidavo molto in questa esperienza,mi aspettavo il massimo tanto che ricordo,non ero assolutamente spaventato,da nulla,ero solo e soltanto estremamente felice di partire. Poi il 24 gennaio 2006,alle 14.15 di un pomeriggio soleggiato,sono partito. Il progetto a cui ero stato assegnato era al St. David Hospital, nel centro della città. La mia funzione era quella di assistere gli anziani di un reparto dell’ospedale, organizzando attività di gruppo di qualsiasi genere, intrattenendoli. E mi piaceva molto. All’inizio ricordo non fu tanto difficile iniziare il lavoro, quanto piuttosto ricordare tutti i nomi di quei simpatici vecchietti, che per sei mesi circa sarebbero stati i miei “colleghi”. Fortunatamente non ero solo, ma con me lavorava un’altra ragazza anche lei italiana,che lavorava la da ormai quattro mesi e che quindi per certi punti di vista fu molto di aiuto,per altri,come la lingua,un po’ meno dato che la maggior parte del tempo si parlava italiano. Le attività che svolgevamo erano molto divertenti ed interessante era vedere come ai nostri “colleghi” piaceva collaborare. A volta si cucinava tutti insieme, altre si giocava a palla, altre si facevano attività di bricolage, anche se il karaoke è stata sempre l’attività più gettonata, visto il successo che ogni volta riscuoteva, il tutto sempre supervisionato dallo staff di tre o quattro infermieri che lavoravano in quel reparto e che sinceramente,poco si curavano di noi.
L’importante era sapere che comunque quello che organizzavamo piaceva. Intanto la situazione in “casa” migliorava rapidamente. Con il primo gruppo di volontari vissi circa due mesi, ma furono intensissimi e divertenti, ogni volta qualcosa di diverso da fare, si era formato un bel gruppo,incapace di annoiarsi. Le giornate piovose e soprattutto ventose passavano con piacere e onestamente raramente ho sentito nostalgia. Poi,il 25 marzo alcuni del gruppo ci dovettero lasciare, dato che avevano finito il loro progetto. Quello si, fu uno dei momenti forse più difficili. Sembrava di dover rincominciare tutto dall’inizio, tristi, per le partenze, incuriositi, per gli arrivi. Infatti altri volontari arrivarono. All’inizio con questo nuovo gruppo fu difficile ingranare, sembravamo tutti poco interessati a creare un altro possibile bel gruppo. Invece, con il tempo e con la primavera e l’estate sorprendevolmente calde, le cose cambiarono. In meglio. A lavorare con me venne una ragazza norvegese e fu soddisfacente all’inizio dover spiegare come funzionasse il lavoro, prendere le redini della situazione.

Maennchen

A me è quasi sempre piaciuto. Dico quasi perché è impossibile pensare di avere per sei mesi consecutivi, ogni giorno, qualcosa in mente da dover far fare. Ma allo stesso tempo ricordavo sempre le parole di Andy, poche ma giuste, che per i pazienti con cui avremmo lavorato bastava anche la sola nostra presenza,una persona cioè con cui instaurare un dialogo. Ed era verissimo.

Durante questi mesi inoltre ho avuto molte possibilità di viaggiare, il che non penso sia un particolare da tralasciare,dato che comunque lo SVE serve anche a conoscere una cultura diversa dalla propria,e quale miglior occasione per farlo se non viaggiando?Credo anche che le amicizie maturino di più quando si viaggia insieme,si ha la possibilità di conoscerci meglio,e per me fu così.

La cosa che più colpisce,la più divertente,la più affascinante rimane comunque il vivere con altre otto,nove persone provenienti da paesi opposti o completamente diversi dal proprio. Vedere come un semplice gesto che per me sembrava innocuo e quotidiano, per altre persone risulti strano, magari osceno o sapere che è esattamente lo stesso, dall’altra parte d’Europa; entravo in cucina e sentivo sapori,vedevo cibi diversi in tutto ed era sempre un piacere provarne il gusto,come fosse qualcosa di speciale,di unico, di originale, come era un piacere tutte le volte che si stava insieme per cena magari, e una o due persone cucinavano per tutti. E così tanti altri aspetti di una piccola Europa racchiusa in una casa,che incuriosiscono e che ovviamente ti aprono gli occhi su realtà sconosciute o mal interpretate;capire com’è stupido affrettarsi a dare giudizi senza averne la certezza diretta,conoscere meglio la propria di cultura, apprezzandone di più tutte quelle cose che fino ad ora credevo normali,spontanee,e che in una situazione così polivalente ed equa,emergono più facilmente. Momenti duri è ovvio che ce ne sono stati, ma ho avuto sempre la prontezza e la buona volontà per superarli,convincendomi di quanto in fondo fosse normale averne e ripetendomi che quello che stavo facendo era ciò che volevo, da tanto.

Lo SVE è stata un’esperienza sicuramente entusiasmante e preziosa,sia per il lavoro svolto, che è ciò per cui sarà sempre motivo di orgoglio, sia per tutto ciò che ha significato. Un’occasione unica che ti sbatte in faccia una realtà sconosciuta,a volte dura ma che proprio per questo, ti allena ad essere indipendente,a maturare,ad essere aperto,a conoscerti per aspetti che credevi ignoti; è stata un’occasione per guardarmi intorno,per capire il valore di quello che ho sempre avuto; un motivo per conoscere persone che sembrava già conoscessi e che mi auguro,rimarranno nel tempo. Ed è ciò per cui sarà sempre un bellissimo ricordo nel mio cuore."

BERARDI FRANCESCO
volontario a lungo termine SVE presso il "St. David Hospital" Cardiff, Galles

Spazio collaborativo aperto alla condivisione di esperienze tra volontari.

Se sei già un volontario, ti invitiamo a registrarti al sito e a condividere la tua esperienza, utilizzando il pulsante che trovi qui sotto.

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