Inizierei col dire... "Polonia, istruzioni per l'uso!"
Posizione geografica: Nel cuore dell'Europa
Anno di fondazione: 966 a.c.
Lingua: polacco, gruppo slavo
Sistema politico: repubblica parlamentare
Capitale: Varsavia
Superficie: 312.677 km quadrati
Popolazione: 38,8 milioni
Personaggio famoso: Chopin
Bevanda tipica: Vodka
Piatto tipico: Bigos
In pochi dati sembra si possa riassumere la bellezza di questa terra ricca di storia. Invece bisogna considerare ancora 2 cose: i polacchi e il clima!
Anche questa volta come nelle precedenti visite abbiamo avuto la possibilità di conoscere tanti volontari e operatori coinvolti nelle attività di volontariato grazie alla nostra organizzazione partner EFM - Europejskie Forum Młodzieży. Abbiamo visitato una vastità di progetti di accoglienza dalle tematiche più varie e interessanti. Ma quello che non mi aspettavo era vedere come i Polacchi fossero entusiasti di incontrare gente di altri paesi e quanta voglia hanno di conoscere altre culture, parlare, scherzare anche con poche conoscenze d'inglese e partire!
Dei tanti progetti che abbiamo visitato non dimenticherò mai proprio quello che non abbiamo mai visitato... Perchè? C'eravamo già dentro! E si chiama Euroweek. Chi a scuola da bambino non ha mai avuto problemi con l'insegnamento della lingua straniera e l'inglese? Ecco qui nell'Euroweek è un gioco. Alunni della scuola media e superiore trascorrono una settimana ospiti di EFM e del suo staff di volontari per imparare l'inglese. Tutto il giorno inglese? Si, con l'aiuto di volontari e dello staff internazionale di EFM i ragazzi parlano, giocano, cantano, studiano, mangiano e guardano la TV in inglese... Complicato? No, se non fosse che l'inglese che ne viene fuori è quello di chi cerca di farsi capire in ogni modo, quello che si parla quando hai bisogno di qualcosa... Quindi tutto è ammesso: gesti, sguardi, sorrisi, giochi, immagini e suoni. Con i nostri partners internazionali siamo stati coinvolti nelle attività dell'Euroweek anche perchè alloggiavamo nella stessa struttura. Quindi abbiamo fatto conversazione con i ragazzi, abbiamo risposto alle numerose domande sui nostri paesi, abbiamo fatto colazione e pranzato con loro, abbiamo condiviso un pezzo di vita, che per loro e per noi renderà unica questa esperienza.
Per ultima cosa un suggerimento: prima di andare in Polonia non bisogna dimenticare l'inverno... Abbiamo attraversato città con i tetti imbiancati e distese di campi pieni di neve, dove siamo riusciti a scorgere anche branchi di renne passeggiare indisturbati... E' bellissimo! Ma vi assicuro che prima di uscire e andare in centro a fare shopping il sabato pomeriggio, meglio dare un'occhiata alla colonnina di mercurio!

Ciao a tutti/e!

Sono Angy, 25 anni, trentina di origine, cittadina del mondo…

Nel 2011 mi rendo conto che nella mia vita manca qualcosa, che ho voglia di mettermi in gioco e fare nuove esperienze, ed ecco che scopro InCo e lo Sve. Dopo qualche mese faccio i bagagli e parto per il mio anno di volontariato europeo: 20 kg di vestiti, un vocabolario tascabile di tedesco, la mia Bialetti, tanti sogni e tanta energia. Con me c’è anche qualche paura e insicurezza... “Sarò in grado di farcela? Riuscirò ad esprimermi? A farmi degli amici? Ad integrarmi?”. Classiche domande che uno si fa prima di partire insomma. Classiche paure, che vengono sfatate non appena arrivata a Berlino.

Ricordo grandi nuvoloni, qualche goccia di pioggia (un piccolo antipasto dell’inverno tedesco!) e io che aspetto un autobus senza aver idea di dove sono esattamente. Una di quelle situazioni che solitamente ci fanno innervosire, ma io rimango tranquilla. Improvvisamente vedo un cartellone pubblicitario che dice: “Sorridi, e Berlino ti sorriderà”. In quel momento so di essere nel posto giusto al momento giusto, so che questa città mi vuole e che ho fatto la scelta migliore.

Mi ritrovo a condividere quest’esperienza con altri volontari di quindici paesi diversi e da subito si susseguono cene multiculturali, party, serate film e popcorn, pomeriggi ai mercatini dell’usato, pedalò, picnic, bolle di sapone, musei, viaggi, passeggiate in città, uscite in campagna alla scoperta di edifici abbandonati e tanto altro ancora. Incontro tante belle persone, tanti sognatori. Diventano ben presto la mia famiglia e sono con me per ridere, scherzare e divertirsi, ma anche quando sono triste e giù di morale.

Il mio progetto si svolge in un asilo bilingue italo-tedesco, dove ho un buon feeling con i bambini, i colleghi, le famiglie. Il mio ruolo è quello di dare una mano nelle attività quotidiane: accompagnare i bambini al parco, mangiare con loro, leggere libri, offrire attività creative, piccoli laboratori, progetti, esperimenti. …e rispondere a tante infinite domande, compito non da poco! Le giornate passano, a volte interessanti, a volte routinarie e un po’ stressanti. Ci sono momenti in cui mi chiedo “Cosa ci faccio qui? Chi me lo fa fare?”. I momenti di crisi, tuttavia, sono quelli che mi danno la possibilità di ripensarmi e reinventarmi, di crearmi nuovi obbiettivi e ripartire più carica che mai! Alla fine dell’anno mi rendo conto di quanta strada ho fatto e sono fiera di me. Ho visto il mio gruppetto di bambini scoprire, imparare, crescere e anche io sono cresciuta con loro.

È stato un anno davvero intenso. Ho imparato a conoscere gli altri ma anche e soprattutto me stessa, a mettere da parte i luoghi comuni, confrontandomi con culture diverse, accettando e apprezzando le similitudini e le differenze. Ho scoperto che l’Europa non è solo un pezzo di carta. Noi siamo l’Europa. L’anno appena trascorso è stato uno dei più belli e significativi della mia vita e auguro a tutti/e di poter vivere uno Sve! Forza volontari, partite!!!

Un abbraccio e un grosso in bocca al lupo,

Angy

E per continuare con questo progetto meraviglioso (già spiegato in alcuni articoli su nostro sito, così come illustrato da Luigi e Novella) riporto qui la mia testimonianza come partecipante alla “study visit” in Uganda! Sarà difficile essere breve visto che avrei veramente così tanto da dire... ci provo ;-)

NYEN, nostro partner in Uganda, ha organizzato diverse attività per darci la possibilità di conoscere un po' i loro progetti, potenziali attività per i volontari, la cultura locale (e le differenze interculturali), e innanzitutto, farci vivere diverse situazioni in prima persona per capire le sfide del quotidiano: essere un “muzungu” (modo come gli stranieri - specialmente i bianchi – vengono chiamati) in Uganda, non è banale...

L'esperienza è stata fortissima dal punto di vista professionale ma anche personale. Posso dire che mi sento in grado adesso di fare una preparazione complessiva di eventuali volontari in progetti in questo paese – che speriamo in futuro riuscire ad attivare, sarebbe veramente bello!

L'Uganda è l'Africa per principianti”: definita così perché il paese concentra le bellezze del continente in un unico posto: amichevole e sicuro! E vi posso confermare che è proprio così... Essendo io stessa brasiliana (cioè, da un paese tropicale, con problemi di povertà e disuguaglianza, con una storia di colonizzazione europea e 300 anni di schiavitù africana), forse ero la muzungu del gruppo più al suo agio... A dire la verità, è stato interessantissimo scoprire un po' del “continente nero” ma anche verificare quante similitudini ci sono con il mio paese di origine (sì, potrebbe sembrare ovvio, ma uno si rende conto solo vivendolo!). E' stato come una costruzione di identità... tante cose hanno un senso diverso adesso per me... E per chiudere, vi propongo l'indovinello:

Non è possibile capirle solo facendone parte e guardandole dal di dentro... Non è possibile capirle solo da outsider, guardandole dal di fuori...

E' possibile comprenderle solo avventurandoci ai loro confini e riuscendo a guardarle contemporaneamente dal di dentro e dal di fuori, in una sorta divisione binoculare. Che cosa sono???”

tic-tac-tic-tac-tic-tac

E se non l'avete indovinato già: le culture!!! Sì, proprio questo... Questo viaggio in Uganda è stato per me un'ulteriore conferma di questo concetto (oltre ad un regalo indimenticabile!). Grazie a InCo per la fiducia, a KERIC per il riconoscimento della nostra professionalità e al Programma Gioventù in Azione per questa opportunità! (ahhh, e non vi ho nemmeno raccontato niente sull'emozione di essere al fiume Nilo a guardare elefanti, ippopotami e le giraffe ^_^ ma lasciamo per un altro giorno...).

Wenddi.

PS1: Se volete vedere alcune foto di questo viaggio (così come degli altri), visitate la nostra pagina Facebook

PS2: L'indovinello è preso dal libro “Arte di ascoltare e mondi possibili – come si esce dalle cornici di cui siamo parte” di Marianella Sclavi, che raccomando tantissimo.

Ed eccomi qui, a raccontare della mia esperienza in Costa Rica con InCo. Ovviamente di breve durata: mica potevo restare nella "tierra de la pura vida" in eterno, il mio pc mi aspettava fremente!

Che dire: allora, innanzi tutto due parole sul progetto. Non coinvolge, al momento, volontari SVE; mira però a costruire delle reti tra associazioni (di Slovacchia, Italia, Polonia, Turchia, Costa Rica, Uganda, Vietnam, Cina) per poter creare insieme dei progetti, dando loro sostenibilità. In quest'ottica Luigi è stato in Slovacchia, ed io in Costa Rica. E tra pochissimo Wenddi partirà per l'Uganda!

Andare a visitare ACI e i suoi progetti (l'ente partner in Costa Rica) è stata un'esperienza spettacolare: da un lato, è stato come tornare volontari. Ma con delle responsabilità in più, cosa che personalmente non disdegno affatto, anzi. E poi vedere come altre persone, in altri posti del mondo, fanno il tuo stesso lavoro è super stimolante. E ti fa sentire meno solo, nella tua quotidiana battaglia alla burocrazia che sta dietro a ogni singolo progetto di Servizio Volontario Europeo :)

Personalmente avevo già avuto modo di vivere in Costa Rica per sei mesi, durante un tirocinio finanziato dalla Fondazione Trentino Università. Tornare ha significato fare "lo sforzo" di ri-conoscere questa realtà - cercando di esplicitarne tutti i non detti, a livello culturale, che a me parevano ovvi ma per chi arriva la prima volta nel Paese tanto ovvi non sono. E gli aneddoti si sprecano, perché tante cose - a partire, banalmente, dalla gestione del tempo e dello spazio. E quindi il tempo si può "interpretare" - e forse, già potete immaginare a cosa mi riferisco; così pure, la geografia della città del Costa Rica è "interpretabile".

Già, perché a San José googlemaps nulla può: certo, è divisa in calles e avenidas (numerate, come negli Stati Uniti), che si incrociano creando dei quadrati, "las cuadras". Ogni "cuadra" ha circa 100 metri. Da qui in poi, calles e avenidas smettono di avere importanza. Provateci voi, a usarle: se chiedete indicazioni nessuno vi saprà aiutare. E quindi? Facile (si fa per dire). Per esempio, io alloggiavo presso l'albergo "Aves del Paraiso", il cui indirizzo ufficiale è: 50 metri a nord della facoltà di giurisprudenza dell'Università del Costa Rica, quartiere San Pedro. Altro esempio: l'indirizzo stesso di ACI è: 350 a ovest del Taco Bell San Pedro, quartiere Dent. Per la distanza data dai metri, si calcola in base alle "cuadras". Per i punti cardinali ci si orienta utilizzando le montagne (forse per noi trentini più delle colline, chissà) intorno alla città.

Tutte cose da spiegare a chi partirà, non appena attiveremo dei progetti con ACI. Già, perché la formazione pre-partenza è fatta anche dei mille e uno piccoli e grandi dettagli legati alla vita quotidiana, non solo rispetto alle mansioni che si andranno a svolgere. Da parte mia, quest'esperienza è stato un premio che InCo mi ha dato per crescere un po' di più, sia a livello personale che a livello professionale: e quindi grazie all'associazione, che mi ha permesso di fare quest'esperienza!

 

Novella

 

ps: nella foto siamo nella Chinatown di San José. Da sinistra a destra: Mirka (Slovacchia); la sottoscritta; Isaac (Costa Rica); Ina (Austria, volontaria); Ahmet (turco, ma che lavora per l'associazione dalla Polonia).

Come membro dello staff di InCo, non pensavo che nel mio viaggio di 1 settimana in Slovacchia avrei di nuovo rivissuto le stesse sensazioni di un giovanissimo volontario che, appena sceso dal suo aereo o dal treno si trova in una realtà completamente diversa dalla partenza. Ebbene mi è successo ancora durante questa settimana dove insieme all'ente di accoglienza Keric, è stato naturale ripercorrere quei passi che percorre un volontario europeo.
A condire il tutto con un pò di senso dell'avventura e creatività ci hanno pensato gli stessi volontari che sono venuti a prenderci, consegnandoci un kit di sopravvivenza (foto, informazioni utili, luoghi da raggiungere e un pò di contante, ecc..). Alla mattina del primo giorno il nostro obiettivo era quello di trovare la strada giusta per visitare il centro di Bratislava, documentando tutto con delle foto! Alla sera si doveva raggiungere l'ostello dove avremmo incontrato gli altri partners. E' stato divertentissimo affrontare in questo modo il nostro "primo giorno di scuola"!
Per i giorni seguenti abbiamo avuto la possibilità di visitare progetti di volontariato molto interessanti e incontrare dei giovani volontari sorridenti e contenti di ospitarci.
Ogni giorno divisi a gruppi avevamo il compito di raggiungere una certa destinazione con dei compiti da portare a termine, utilizzando i mezzi pubblici... Fantastico! Siamo passati per luoghi d'arte sconosciuti, paesaggi naturali bellissimi, addirittura un complesso termale, dove ci hanno fatto entrare solo perchè eravamo volontari... Abbiamo sperimentato la loro cucina tipica e anche le serate dei volontari, portando a casa tante nuove amicizie.
Grazie alla conoscenza della lingua francese, l'esperienza più bella è stata quella di affiancare un volontario francese durante i suoi corsi di lingua presso la scuola pubblica dove svolgeva il suo servizio. Per una mattinata intera ho dovuto rispolverare un francese che non usavo da anni e per di più imparare nuovi vocaboli a causa della curiosità degli studenti.
Dei nostri partners mi rimane la professionalità e la passione per fare al meglio il proprio lavoro, dei volontari europei mi rimane l'entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco e degli studenti mi rimangono gli sguardi e la curiosità di coloro che non vedono l'ora di farti mille domande o trascorrere tempo con te, che sei di un'altra cultura.

Eccomi qui a raccontare la mia esperienza di questa estate: quasi due mesi in Turchia, in un centro di permacultura e yoga. Un posto isolato, lontano dal rumore, dalla fretta e dal caos che viviamo quotidianamente noi occidentali. Patika è immersa nella natura e nel silenzio. Ogni giorno era accompagnato dal canto delle cicale e dallo scorrere del sole che ogni sera salutava tutti con dei tramonti spettacolari sul mare.
L’inizio è stato un po’ difficile, il turco è una lingua diversissima dall’italiano e allo stesso tempo il mio inglese era povero quindi la difficoltà di comunicazione pesava. Dopo un mese ho iniziato a parlarlo un pochino meglio e a sentirmi più a mio agio.
Le giornate iniziavano di prima mattina, sveglia alle 6 30 per fare yoga alle 7. Pensavo di fare fatica ad alzarmi così presto perché mi definisco una vera e propria dormigliona, in realtà dopo pochi giorni già mi ero abituata. E’ molto bello fare yoga in gruppo a quell’ora del mattino, si respira un’energia sana ed è come ricaricarsi per tutto il giorno.
Le attività che svolgevo erano quasi tutte in cucina: aiutare a preparare i pasti, apparecchiare e sparecchiare, lavare i piatti ecc… A volte si aggiungevano lavori manuali di vario tipo durante il giorno. Ho conosciuto tanti volontari di diverse parti del mondo, io ero una delle poche a rimanere due mesi, quasi tutti restavano per una quindicina di giorni. Con due ragazze in particolare mi sono trovata benissimo e tutt’ora ci stiamo sentendo tramite e-mail con il roposito di rivederci l’estate prossima se riusciamo a conciliare ferie e impegni vari.
La cucina era ottima, sana e vegetariana. Durante il pomeriggio avevo qualche ora di tempo libero e si poteva raggiungere il mare a piedi percorrendo un sentiero. Alla sera si poteva ammirare un cielo stellato come non avevo mai visto prima.
Non scorderò quello che ho vissuto a Patika, ho affrontato la mia timidezza e sono partita per sperimentare e conoscere una realtà diversa, per mettermi in gioco, per dare e ricevere allo stesso tempo e così è stato. Un’esperienza che mi rimarrà sempre e che mi ha convinto a ripartire, stavolta per un’esperienza più lunga, di 9 mesi in Messico, dove mi trovo ora.

Salve a tutti!

Comincio scrivendo che prima di andare in Slovacchia, di questo paese sapevo pochissimo; anzi, sapevo solo che una ragazza con cui ho studiato all'uni è di questo paese! Nulla di nulla, tanto meno se ci fosse l'euro o una moneta slovacca!
Una volta accettato di intraprendere questo "viaggio", non solo fisico ma soprattutto mentale visto che non sai proprio quello che ti aspetta, ho iniziato ad informarmi sul paesino in cui sarei andato a vivere per 12 mesi della mia vita (6 per la precisione perché ho interrotto il progetto, ma ne parliamo poi):
Čadca, che si pronuncia "Ciazza".
Questo è un paesino collinare di 27 mila anime all'incirca con una media di età dei 20 anni, si parla di media e di giovani però: gli universitari studiano fuori, a Žilina per esempio (si pronuncia Sgilina, la "sg" va pronunciata come un francese pronuncerebbe il nome Jean!), che offre un sacco di bei posti dove andare la sera e un pò più di bella gente, neve permettendo!
La vita non costa moltissimo (quasi nulla di contro gli standard italiani), fa freddo, ma si sopporta visto che è secco (nonostante i -27° con percezione -30° quando c'è vento), ma un cappello e una maglietta termica di sicuro potrebbero farvi comodo!
Ma passiamo alle cose serie! L'organizzazione ospitante: KERIC
KERIC sta per Kysucke Europske InformaČne Centrum, che significa Centro Informativo Europeo della Regione Kysuce ed è composto dal seguente staff:

Mirka - uno dei principali componenti -> Molto, molto disponibile ma un pò distratta per il troppo lavoro nell'organizzazione, quindi se avete bisogno di qualcosa ricordateglielo più volte!
Elena - braccio destro di Mirka, regola i rimborsi spese dei volontari e impartisce lezioni di slovacco (almeno per me era così), una persona incredibilmente calma, simpatica e un sacco un sacco tenera!
Ivana, a.k.a. Ivka - secondo principale componente della KERIC, ha un inglese straperfetto ed è molto attenta alle cose che succedono nell'organizzazione!
Lenka - adrenalina fatta persona, è sempre superattiva e di sicuro non mancano le risate insieme a lei! Si occupa dell'organizzazione degli eventi insieme a...
Solene a.k.a. Solenka - altra persona molto attiva e stimolante! Sempre molto disponibile ma un pò distratta pure lei come Mirka!

Ed ora: Il Progetto!

Il progetto prende il nome di "Education through foreign languages and sport", e parte principale di esso è la collaborazione con le scuole primarie locali e gli studenti che ogni settimana vengono alla KERIC per corsi di lingua offerti dai volontari in base alla loro lingua madre (io per esempio avevo il corso di italiano).
Questo è un progetto interessante, visto che si viene a contatto diretto con le scuole e dunque si ha come una specie di ruolo importante, ossia insegnare lingue straniere agli studenti; spronarli dunque a dare il massimo per imparare una lingua come l'inglese, che già sanno di base, ma si vergognano a parlarla.. Se il volontario dimostra però di avere buona volontà e tanta pazienza, allora otterrà buoni risultati.
Il resto delle attività comprende una serie di incontri con altri volontari che si trovano in Slovacchia, attività per bambini come Halloween, il Natale e tanto altro e in più il volontario ha spazio per creare le attività che vuole nell'organizzazione (io ad esempio avevo un corso di chitarra, in cui insegnavo i rudimenti dello strumento).

Personalmente, ho interrotto il progetto perché non era del tutto stimolante come mi aspettavo, almeno per me! Avevo anche una situazione difficile da affrontare e la mia priorità era quella di trovare un lavoro dopo la laurea.
Tutto sommato, ho imparato una nuova lingua, ho scoperto nuovi interessi aiutando l'organizzazione qua e là e ho conosciuto gente che tuttora tengo nel cuore e che presto andrò a visitare!
Il volontariato è un'esperienza utile per scoprire nuovi lati della propria personalità, sicuramente porta ad una crescita mentale ed aumenta la capacità di vivere tra persone con usi e costumi differenti, in poche parole si diventa molto più tolleranti e si scopre che in fondo, i problemi e le preoccupazioni sono ben altri di quelli che crediamo.

In bocca al lupo a tutti i nuovi volontari!!

Ciao, sono Pablo, volontario uruguaiano che fa il suo proggeto a Vicenza. Sono qui da 6 messi e ho avuto la prima formazione alcune settimane fa.
Volevo raccontore che è stata un esperienza incredibile e sebbene io sono andato con alte aspettative la formazione mi ha sorpreso e datto tantissimo.

Già al arrivo, mentre aspetavo l'autobus per andare al albergo, ho visto face diverse e sentito parlare con suoni strani. Ero già in mezzo di tanti altri volontari che andavano, come io, alla formazione. "Anche te sei volontario?" "Da dove vieni?" "Dov'è il tuo proggeto?" E cosí vía. Ero contentissimo e la formazione non era ancora iniziata.

Persone giovane provenienti da tutta Europa e piú pronte a condividere una settimana intensa di scambi e aprendimento... non tutti (direi invece pochi) sapevano dall Uruguay; il bello, calmo e silenzioso paese da dove vengo io. :) "Ma come mai un uruguaiano nello SVE?" -mi chiedevano. Io alzavo le spalle e dicevo: "Ma, guarda che non sono il primo!" ricordando i volontari uruguaiani dell anno scorso. Dopo abbiamo visto che l'Uruguay e apena uno di una lunghissima lista di nazioni extracomunitarie che possono partecipare nello SVE.

Sette giorni. Concentrazione di energia positiva. Attraverso forme molto amichevole di imparare, giochi, riflessioni e le serate ricreative ho scoperto molte cose mentre le facevo, nella propia strada, ho conoscituo i progetti degli altri e anche un po' della storia, lingua e cultura di paesi tanto diversi. La possibilità di fare nuovi amici! La prima formazione apre tante porte.

Lo scambio con quelli che fanno un progetto similare al mio è stato proprio un arricchimento. Condividere le buone cose e anche le male (che purtroppo ci sono e non poche) mi ha fatto capire meglio il mio progetto e come venivo facendo le cose.

Ho avuto anche una conoscenza più profonda della Italia attraverso la musica, i films , il cibo, i vini, la geografia, la storia e la lingua.
Anche se il nome "On arrival" non è così giusto, perché la ho avuto abbastanza tempo dopo dell mio arrivo, pero me è stato nell momento oportuno. Secondo me la formazione ha anche il senzo de farci tornare rinnovati ai nostri progetti e non sarebbe stato cosí se la avessi avuto prima.

Cosa più...?
È stato uttile sapere più circa la funzione, le regole, gli obiettivi, i diritti e le obbligazione dello SVE. Cosa si aspetta di noi e cosa dobbiamo aspettare... Insomma capire se il nostro progetto ci sta dentro le regole.
É stato divertente tutto il tempo, c'era sempre una buona energia e anche se la stanchezza era grande molte volte io sono tornato ricaricato.
Le chiacchiere alla sera intorno alla candela, suonare il piano a quattro, sei e anche piú mani, la passeggiata lungo il lago, alcuni scherzi e situazioni indimenticabili.. C'era una volontaria che sognava con sposarsi nella Argentina. Siccome il mio paese è molto vicino le ho detto che la aiutavo... Anche L'ho detto che prima doveva trovarsi qualcosa molto importante: un fidanzato. Ridevamo :)

La formazione ha datto più senzo al mio progetto come parte d'un tutto grandissimo e nobile.

Mi manca ringraziare a tutti i volontari e animatori/operatori di questa formazione. Grazie per questa settimana. E grazie a tutte le parte che hanno fatto possibile il mio arrivo e il mio progetto in generale.

Cari saluti!

2 mesi in Croazia, in un paesino di circa 62 abitanti, totalmente immerso nella natura! Che altro aggiungere?

Ogni EVS è unico ed irripetibile ed il mio non è stato da meno!

Sin dall'arrivo avevo capito che sarebbe stata un'avventura: sono infine giunto a Latinovac alle 3 di notte e, con mia grande sorpresa, ho trovato una stanza con altre 4 persone e si dormiva per terra! Tutti insieme, appassionatamente.

Lentamente, giorno dopo giorno, noi 10 EVS (da 8 Paesi differenti, incluso le non-EU Serbia e Turchia) abbiamo accettato lo stile di vita assolutamente diverso da quello a cui siamo abituati: sveglia (insistente, violenta ma anche divertente) alle 8; no TV; no radio; no supermarket, no negozi di nessun genere. Insomma, stavamo nel cosidetto "middle of nowhere". L'unico link col "capitalismo" era un camioncino che attraversava le circa 12 case che componevano il villaggio e suonava il clacson per annunciare il suo trionfale arrivo: gelati, coca-cola, dolciumi e birra era tutto ciò che si poteva comprare.

Le giornate erano scandite dal rumore degli aratri, zappe e martelli che eravamo soliti utilizzare ogni mattina per riparare, smontare, scavare gran parte del villaggio. Insomma, di culturale questo EVS aveva ben poco! Ho riparato tetti, ricostruito monumenti distrutti in guerra, dipinto inferriate e staccionate, costruito dighe e sentieri. Sempre a ritmo di musica e con tanto spirito di squadra.

E la sera? Tutti intorno al fuoco, con narghilè, patate e cipolle arrostite e talvolta pannocchie rubate dai campi vicini!

La routine era per fortuna interrotta dai simpatici viaggetti che viavia ci andavamo organizzando, sempre tenendo presente che c'erano due soli autobus al giorno che passavano da Latinovac e, spesso, neanche si fermavano!!! Ho persino ricorso allantica arte dell'autostop per raggiungere Osijek.

Zagabria-Sarajevo-Pula e Belgrado ( con Beerfest incluso ) sono state le tappe più interessanti, ma non le uniche, delle nostre tante fughe.

Menzione a parte merita il viaggio in Istria, veramente pazzesco:
1 prenotato il pulmino da 9 persone ad Osijek ( a circa 70 km da Latinovac ), raggiunta il giorno prima dopo 7 ore di autostop e 5 cambi tra camion bosniaci enormi, famiglie felici e colleghe di lavoro. Io ero l'unico con la patente e l'alternativa era una greca di 19 anni di cui nessuna si fidava,eheh

2 Dopo aver preso a bordo tutti gli altri EVS partiamo alla volta di Pula e dopo solo un'ora ci fermiamo ad una staz di servizio, ove il pulmino decide di non ripartire mai più. Dopo 1000 chiamate all'agenzia che ce l'aveva fittato, arrivano dopo 8 ore e risolvono il problema: era la chiave!!!!!!!!!!!! Assurdo

3 Ci rimettiamo in marcia e verso mezzanotte, in piena autostrada, a circa 130 km/h, rischio di perdere il controllo perchè si rompe completamente il motore, niente più marce e solo tanto fumo dal motore. DISASTRO E PANICO! Alcuni di noi si mettono a dormire con le coperte nel ciglio della strada, io e Tijana, la mia amica serba, chiamamo in piena notte il solito tipo della compagnia che ci invia un carroattrezzi che, una volta caricatoci con tutto il pulmino, ci abbandona in un autogrill. Dormiamo tutti e 9 sul pulmino sopra il carroattrezzi!!!!

4 Colazione a base di latte e cereali mescolati in bottigliette di plastica, docce improvvisate nel bagno dell'autogrill ed infine un pulmino-taxi che ci porta a Pula. Stanchi, sporchi ed io e Tijana con un febbrone da cavallo!

Auguro avventure targate EVS a tutti!!

Gaetano

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